L’OLIVO – di Guido Ballo

17 Giu 2012

Guido Ballo, poeta, critico d’arte e letterario, è stato un protagonista del Novecento artistico. Nato ad Adrano (CT) nel 1914, il suo percorso di uomo di cultura è in gran parte segnato dalla presenza di Milano, dove visse dal 1939 e dove si legò ad artisti come Arnaldo Pomodoro e Lucio Fontana ed a poeti come Vittorio Sereni e Giovanni Raboni (e dove scomparve nel 2010). Docente all’Accademia di Brera di Milano, fu un grande innovatore nell’arte e nella poesia. Curò grandi mostre (quelle dedicate a Boccioni, Fontana, Munch e “Le origini dell’astrattismo”) e fu autore di diversi volumi dedicati all’astrattismo ( “Occhio critico” 1 e 2, “La storia dell’arte italiana”, “La mano e la macchina”) e si occupò di arte e letteratura sulle terze pagine dei quotidiani Avanti! e Corriere della Sera. Come poetà pubblicò varie sillogi, tra cui L’albero poeta(1966), con acqueforti di Enrico Baj e Lucio Fontana, I ricatti (1969), Mad (1970), Alfabeto solare (1973) e Sicilia controcanti (1975).

Non ignorando il rapporto tra parola e oralità della stessa, nel ’72 pubblicò un disco, Metràpolis, in cui recita alcune sue poesie con un accompagnamento musicale.

Da Sicilia controcanti (1975, Guanda ed.) – raccolta di testi poetici, a partire dal dato memoriale, in cui il gusto poetica per la nominazione è tutt’uno con la passione filologico-etimologica – proponiamo il testo L’olivo (E.D.L.).

***

L’OLIVO

L’olivo di Sicilia elàifa elàia

olìvum sui declivi foglie lievi

che fremono al vento elàion

lèios òleum si contorce al

sole nel tronco nei rami

con nodi antichi àlev per dare

tutto di sè elàia olìvum.

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Letture/5: un inedito di Luigi Socci

1 Feb 2012

Come mai che non parli?
Che cos’hai da non dire?

L’occhio cavato sèguita a vedere
quel che si vuole anche dopo ore
come volevasi dimostrare.

2 mezze verità
non ne fanno una intera
ma 4 metà
addirittura fa
2 verità.

Pezzettoni che anelano a ricomporsi
schegge che rinsaviscono
interrogandosi sul da farsi
cocci di socci che sono i miei
perché tu non li vuoi.

Un passo dopo l’altro
un ritorno sui propri passi
con il piede infilato nell’impronta
fresca ancora lasciata nell’andata
come in una pantofola di fango.

Questa cosa che manca
che si inventa di sana pianta
non hai vinto ritenta
di riconoscerla da un’impronta.

Ma adesso smetto perché sei stanca.


I DUE PASSANTI (di Corrado Costa)

19 Nov 2007

I due passanti: quello distinto con il vestito grigio
e quello distinto con il vestito grigio, quello con un certo
portamento elegante e l’altro con un certo portamento
elegante, uno che rideva con uno che rideva
uno però più taciturno e l’altro
però più taciturno, quello con le sue idee
sulla situazione e quello con le sue idee
sulla situazione: i due passanti: uno improvvisamente
con gli attrezzi e l’altro improvvisamente nudo
uno che tortura e l’altro senza speranza
una imprecisabile bestia una imprecisabile preda:
i due passanti: quello alto uguale e quello
alto uguale, uno affettuoso signorile e l’altro
affettuoso signorile, quello che si raccomanda.