Sole e lutto (di Josep V. Foix)

foix

Sole e lutto, con che atavica veste,
Sovente attraverso la più nera desolazione,
Il prato trascurato, la montagna tagliente,
E gorghi profondi che mi fermano, astuti.

Dove sono? mi dico. Per quale vecchia terra,
O cielo morto, o mute transumanze,
Pazzo, chiesi? E verso quale stupore di luce
Nascosta, vado con la sconfitta del viandante?

Eterno e solo, m’è presente il paesaggio
Pasciuto del millennio, e non m’è ignoto l’ignoto:
A tutto sono nato; nel deserto più asciutto

O sulla cima innevata, ritrovo un luogo, quello
Del mio vagabondaggio. E Dio in agguato
Per possedermi in tutto. O il diavolo, il tranello.


L’OLIVO – di Guido Ballo

Guido Ballo, poeta, critico d’arte e letterario, è stato un protagonista del Novecento artistico. Nato ad Adrano (CT) nel 1914, il suo percorso di uomo di cultura è in gran parte segnato dalla presenza di Milano, dove visse dal 1939 e dove si legò ad artisti come Arnaldo Pomodoro e Lucio Fontana ed a poeti come Vittorio Sereni e Giovanni Raboni (e dove scomparve nel 2010). Docente all’Accademia di Brera di Milano, fu un grande innovatore nell’arte e nella poesia. Curò grandi mostre (quelle dedicate a Boccioni, Fontana, Munch e “Le origini dell’astrattismo”) e fu autore di diversi volumi dedicati all’astrattismo ( “Occhio critico” 1 e 2, “La storia dell’arte italiana”, “La mano e la macchina”) e si occupò di arte e letteratura sulle terze pagine dei quotidiani Avanti! e Corriere della Sera. Come poetà pubblicò varie sillogi, tra cui L’albero poeta(1966), con acqueforti di Enrico Baj e Lucio Fontana, I ricatti (1969), Mad (1970), Alfabeto solare (1973) e Sicilia controcanti (1975).

Non ignorando il rapporto tra parola e oralità della stessa, nel ’72 pubblicò un disco, Metràpolis, in cui recita alcune sue poesie con un accompagnamento musicale.

Da Sicilia controcanti (1975, Guanda ed.) – raccolta di testi poetici, a partire dal dato memoriale, in cui il gusto poetica per la nominazione è tutt’uno con la passione filologico-etimologica – proponiamo il testo L’olivo (E.D.L.).

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L’OLIVO

L’olivo di Sicilia elàifa elàia

olìvum sui declivi foglie lievi

che fremono al vento elàion

lèios òleum si contorce al

sole nel tronco nei rami

con nodi antichi àlev per dare

tutto di sè elàia olìvum.


Letture/5: un inedito di Luigi Socci

Come mai che non parli?
Che cos’hai da non dire?

L’occhio cavato sèguita a vedere
quel che si vuole anche dopo ore
come volevasi dimostrare.

2 mezze verità
non ne fanno una intera
ma 4 metà
addirittura fa
2 verità.

Pezzettoni che anelano a ricomporsi
schegge che rinsaviscono
interrogandosi sul da farsi
cocci di socci che sono i miei
perché tu non li vuoi.

Un passo dopo l’altro
un ritorno sui propri passi
con il piede infilato nell’impronta
fresca ancora lasciata nell’andata
come in una pantofola di fango.

Questa cosa che manca
che si inventa di sana pianta
non hai vinto ritenta
di riconoscerla da un’impronta.

Ma adesso smetto perché sei stanca.


Libri & letture al Circolo Cerizza (Milano)


E’ uscito, per le Edizioni Smasher, nella collana “Monografie” diretta da Enzo Campi, che firma la nota finale, con una prefazione di Alessandra Pigliaru, il mio libro di versi “Dall’intramata tessitura”. Per l’occasione leggerò, assieme a Francesco Marotta, Jacopo Ninni ed Enzo Campi (che presenteranno le rispettive opere), mercoledì 9 novembre al Circolo Romeo Cerizza (Via Meucci 2), nell’ambito della rassegna “I MERCOLEDÌ DEL CERIZZA” – a cura di Anna Lamberti Bocconi, Francesca Genti e Luciano Mondini, come tappa milanese del progetto “Letteratura necessaria”, curato da Enzo Campi.
Il libro può essere richiesto cliccando sul link che rimanda al sito delle Edizioni Smasher o direttamente sull’immagine di copertina.

Estratti dal libro sono rinvenibili sui blog letterari La dimora del tempo sospeso e Poetarumsilva.


ULTIMI FUOCHI DEI CONTADINI LOMBARDI (di Anna Lamberti Bocconi)

I fatalisti mangiavano uva,
con acido nel ventre, fermentava
lo zucchero; e fantasie di sé,
presunzioni scandite mese a mese,
quanto vaste e profonde le visioni
terrifiche di tutto un mondo oscuro.
Maledicenti e duri all’osteria.
La malattia dei bachi flagellante
che faceva morire i filugelli
come bambini in culla, la più e meno
miseria della morte che bendata
spaccava a bastonate il gran paiolo.
Ira e bestemmia, ancora dietro all’uva
a infoltire i peccati capitali;
superstiziosi al sommo ed ubriaconi,
creduli a streghe e maghi e scostumati,
ladri e bravi a schivare la giustizia.
Carabinieri arcigni la lor parte,
gli sbirri con i denti come i cani,
sfollavano a percosse e dimostravano
l’autorità nei miseri paesi.
Ma l’astio ribolliva malcelato
verso i signori: a Busto, a Gallarate,
nelle malarie di Seveso e Olona,
scoppiavano i tumulti, nel ‘60
e nell”85-’86
e nel 1889.
E poi girava il secolo, si entrava
nell’esplosivo 1900;
ed ancora tumulti, e poi la resa.

Propongo questo testo, di una delle voci più limpide della poesia contemporanea,  di cui è palese il valore etico, civile, nel rappresentare (nel cantare del)la grandezza nella sconfitta di un mondo (e.d.l.)