Crisi e lavoro oggi

“La crisi e il lavoro, I diritti negati, Le identità perdute, Una vita precaria”

Serata pubblica con:
Moni Ovadia-Regista e attore
Mario Agostinelli-Cons. Reg. Unaltralombardia
Andrea Bordone-Avvocato del lavoro
Jacques Amani-Mediatore culturale della CGIL

martedì 14 aprile 2009 ore 21.00
Palazzo Leone da Perego
Via Gilardelli, 10
Legnano (MI)

ULTIMI FUOCHI DEI CONTADINI LOMBARDI (di Anna Lamberti Bocconi)

I fatalisti mangiavano uva,
con acido nel ventre, fermentava
lo zucchero; e fantasie di sé,
presunzioni scandite mese a mese,
quanto vaste e profonde le visioni
terrifiche di tutto un mondo oscuro.
Maledicenti e duri all’osteria.
La malattia dei bachi flagellante
che faceva morire i filugelli
come bambini in culla, la più e meno
miseria della morte che bendata
spaccava a bastonate il gran paiolo.
Ira e bestemmia, ancora dietro all’uva
a infoltire i peccati capitali;
superstiziosi al sommo ed ubriaconi,
creduli a streghe e maghi e scostumati,
ladri e bravi a schivare la giustizia.
Carabinieri arcigni la lor parte,
gli sbirri con i denti come i cani,
sfollavano a percosse e dimostravano
l’autorità nei miseri paesi.
Ma l’astio ribolliva malcelato
verso i signori: a Busto, a Gallarate,
nelle malarie di Seveso e Olona,
scoppiavano i tumulti, nel ‘60
e nell”85-’86
e nel 1889.
E poi girava il secolo, si entrava
nell’esplosivo 1900;
ed ancora tumulti, e poi la resa.

Propongo questo testo, di una delle voci più limpide della poesia contemporanea,  di cui è palese il valore etico, civile, nel rappresentare (nel cantare del)la grandezza nella sconfitta di un mondo (e.d.l.)

La pobbia de cà Colonetta (di Delio Tessa)

L’è creppada la pobbia de cà
Colonetta: tè chì: la tormenta
in sto Luj se Dio voeur l’à incriccada
e crich crach, patanslonfete-là
me l’à trada chì longa e tirenta,
dopo ben dusent ann che la gh’era!
L’è finida! eppur…bell’e inciodada
lì, la cascia ancamò, la voeur nò
morì, adess che gh’è chì Primavera…
andemm…nà…la fa sens…guardegh nò!

Traduzione:

IL PIOPPO DI CASA COLONNETTI

E’ morto il pioppo di casa
Colonnetti: ecco l’uragano
di questo luglio de Dio vuole ce l’ha fatta
e cric crac, patapunfete-là

me lo ha scaraventato qui lungo e disteso,
dopo ben duecento anni che c’era!
E’ finito! eppure…anche inchiodato
lì, germoglia ancora, non vuol
morire, adesso che viene Primavera…

andiamo…via…fa pena…non guardarlo

NOTA:

Versi giovanili (1909-12 ca.) di Delio Tessa, ispirati ad un episodio avvenuto in occasione di un temporale estivo, durante il quale, probabilmente per un fulmine, un pioppo secolare del giardino di casa Colonnetti, di proprietà del notaio Candiani, in Legnano, ebbe a crollare, senza tuttavia cessare la propria inesausta vitalità. Probabilmente il Tessa ad inizio secolo, come vari letterati di Milano (tra cui Fortunato Rosti, testimone di quell”evento ispiratore), ebbe a frequentare casa Candiani a Legnano ubicata in zona S. Domenico, in via della Vittoria.

(da “Delio Tessa – L’è el dì di mort, alegher! – Einaudi”)

“Il rosaio d’inverno” di Roberta Borsani

Sono pastori dei paesi d’acqua

sono pastori dei paesi d’acqua
portano i salmoni al mare
nel tempo delle nozze

tu non li senti
scorrere frusciando
attenti a non sfiorare
il bordo dei tuoi sogni

infatti
sarebbe la tua fine
ti prenderebbe un desiderio del verde
del verde che abita
le sale equoree del mondo senza nome
gli oceani profondi le foglie dolci
gonfie di fiume

noi non vogliamo questo
dicono i pastori dei paesi d’acqua
non vogliamo sciogliervi i capelli
ingarbugliati d’alga
trovarvi all’alba sulla spiaggia
più bianchi
più molli di un polpo

state nei vostri sogni
pieni di forme
dove l’infinito non ha zampe
dove anche dio ha i suoi cancelli
e oltre non può andare

siamo pastori dei paesi d’acqua
siamo di un’altra razza
lasciateci passare

****

Questo testo poetico, a mio parere di notevole valore, è tratto dalla prima raccolta di poesie di Roberta Borsani, “Il rosaio d’inverno”, Fara Editore. 

Su tale raccolta si terrà il reading musicale Anima celtica  il 13 febbraio, al People di Busto Arsizio (via Concordia 1, vicino a Piazza Trento e Trieste).
Inizio ore 22

Interventi saggistici e letterari dell’autrice sono rinvenibili in rete sul suo blog www.lafatacentenaria.blogspot.com

On democracy (a S. Vittore Olona)

La Biblioteca comunale “VILLA ADELE” Invita a due momenti di analisi e dibattito sul tema: LA DEMOCRAZIA POSSIBILE
21 novembre 2008 ore 21,00
La nascita della democrazia: l’attualità di Socrate
Relatrice: prof.ssa Mariangela De Angeli, docente di filosofia, Coordinatrice iniziative culturali Fondazione IFC “Iniziative Sociali Canegratesi”
1 dicembre 2008 ore 21,00
Riflessioni sul presente: la democrazia possibile
Relatore: prof. Salvatore Veca, Ordinario di filosofia politica, Direttore Centro di filosofia sociale Università di Pavia, tra i fondatori di “Politeia” Centro per la ricerca e la formazione in “politica ed etica”

Stranieri (noi e loro): un vecchio articolo.

Quello che segue è un articolo apparso sul “Corriere dell’altomilanese” di giugno 2008: la rapidità dell’imbarbarimento delle proposte in tema di immigrazione me lo fanno riproporre (eravamo anche noi per gli USA, un secolo fa, un “popolo indesiderabile”),

 

L’EMIGRAZIONE, UN DESTINO COMUNE

(di E.D.L.)

Un’utile iniziativa del Centro Culturale San Magno, sul tema scottante e doloroso dell’emigrazione, si è svolta presso i locale dello stesso in Legnano, in due tappe di estremo interesse. Un primo incontro si è svolto l’08 aprile scorso sul tema “Erranti nel mondo a cercare fortuna: la vicenda migratoria dei lavoratori”. Il fulcro della serata è stata la relazione assai appassionata e dettagliata, frutto di una ricerca archivistica e di una riflessione storica molto penetranti, del dr. Gianfranco Galliani Cavenago, che ha affrontato in passato il tema a partire dalla vicenda della migrazione da Cuggiono verso le Americhe. Molti gli argomenti e gli spunti in cui ciascuno degli uditori ha avuto modo sicuramente di riconoscere parte delle vicende umane di un parente, di un vicino, di un conoscente. Un’intera nazione nel corso di un secolo (1876/1975) è stata protagonista di un vero e proprio esodo: si calcola che in tale periodo abbiano varcato i confini nazionali ben 25 milioni di italiani. Tutto il territorio ne è stato interessato, dall’altomilanese al Veneto ed al Friuli, dal meridione al Piemonte. Col ventennio fascista, impregnato di retorica nazionalista, l’emigrazione fu vista negativamente, sicché ne furono trascurate le rilevazioni e ne fu disposto il blocco: conseguentemente, alla fine del ventennio gli italiano si ritrovarono più poveri per la sostanziale mancanza delle rimesse degli emigranti. Con l’ovvio riavvio del fenomeno alla volta di nazioni nelle quali si prospettava il delinearsi di un sogno, il sogno di un riscatto sociale e di un avvenire sicuro per sé e per i propri figli. La conversazione davvero brillante e partecipe del dr. Galliani Cavenago, tra i collaboratori dell’Ecoistituto del Ticino, è stata soprattutto incentrata sul fenomeno migratorio dall’altomilanese a cavallo tra XIX e XX secolo, che ha visto grandi masse della popolazione soprattutto contadina partire alla volta degli USA e dell’Argentina, in primo luogo, nonché verso altre méte del Sudamerica, tutte destinazioni ove venivano richieste quale manodopera scarsamente qualificata e malvista dai lavoratori locali: non erano rari all’epoca pronunciamenti xenofobi, trattamenti schiavistici, o, talora, veri e propri pestaggi e/o linciaggi. Non diversamente da quanto accade oggi in Italia nei confronti degli stranieri, fenomeni di criminalità nei paesi ospitanti vengono attribuiti ad un intero popolo, in specie quello italiano (laddove, ad es., la criminalità organizzata nasce nelle enclaves irlandesi o ebreo-polacche, ed il fenomeno Al Capone è un fenomeno di una realtà criminale ormai pienamente statunitense, scaturente dal proibizionismo); in tal senso, nel Congresso degli USA all’inizio del ‘900, gli italiani vengono bollati quale “popolo indesiderabile” (in fondo, alla condanna a morte degli anarchici Sacco e Vanzetti non è estraneo il pregiudizio anti-italiano ed antistraniero). Alcuni brani d’epoca sono stati letti durante la serata da Giorgio Orsini, regista del Laboratorio Teatrale San Magno, e dall’attrice Maria Elena Guffanti: tra questi, in particolare, le direttive prefettizie in materia di emigrazione ai sindaci (grande era la preoccupazione dei notabili locali per il venir meno di forza lavoro nelle campagne), diversi esempi di corrispondenze (in ciascun emigrato cova sempre il sogno del ritorno, con una maggiore agiatezza ed un miglior ruolo sociale, sogno sovente infranto dalla realtà ben diversa) ed un toccante poemetto dell’ebreo-polacco-francese Gorge Perec dedicato ad Ellis Island ed a ciò che rappresentò per tutti coloro che sbarcavano negli Stati Uniti.
La seconda serata in tema di emigrazione, il 22 aprile, ha visto l’intervento di Don Alessandro Valvassori, della Pastorale dei migranti della Curia di Milano, che si è occupato del tema “Migranti come noi”, affrontando la presenza straniera oggi in Italia. Il relatore, autore di diversi libri sull’argomento, tra coloro che sono cresciuti sotto la guida di Carlo Maria Martini, è un profondo conoscitore della realtà dei migranti dal Perù e dalle Filippine: in tali paesi ha vissuto a contatto con gli strati più disagiati della popolazione. Il taglio che il relatore dà alla conversazione è decisamente realistico. Infatti, contro ogni barriera ideologica o mentale, parte da una realtà: l’immigrazione degli stranieri in Italia (come in ogni paese del mondo) non è un fenomeno cui si può dire un No di principio od un Sì acritico e permissivo; è, piuttosto, un fenomeno, in primo luogo umano (cioè di una realtà fatta di persone, in carne, ossa e sentimenti), non di mera forza lavoro, un fenomeno da amministrare con intelligenza, attraverso la cultura della mediazione, evitando la creazione di realtà separate, di ghetti. Tutta la legislazione italiana in materia, in primis, la legge Bossi- Fini, viene vista come foriera di clandestinità e di marginalizzazione, laddove essa piuttosto che favorire l’integrazione del lavoratore straniero nella realtà italiana (laddove la presenza degli stranieri per alcuni lavori è ormai imprescindibile) ne complica l’esistenza in modo burocratico, generando irregolarità costante, salvo poi dover essere costretti a sanatorie indiscriminate. Il quadro che emerge è quello di un fenomeno, antico come il mondo, tutt’oggi di dimensioni bibliche, su cui si possono creare contingenti fortune elettorali, ma riguardo al quale il facile slogan del “cacciamoli tutti” è solo un disattendere il principio di realtà, che comporta maturità e razionalità nella scelta inevitabile della convivenza, anche personale, con culture e realtà diverse, e con la responsabilizzazione di ciascuno, dallo straniero all’italiano. Con un rispetto della legge davvero condiviso, ma di una legge che sia portatrice di nuove possibilità e potenzialità di crescita comune, e non, piuttosto, produttrice di inevitabile irregolarità e/o illegalità.