Sole e lutto (di Josep V. Foix)

foix

Sole e lutto, con che atavica veste,

attraverso spesso la più nera desolazione,

il prato trascurato,  la montagna tagliente,

e gorghi profondi che mi fermano, astuti.

Dove sono? mi dico. Per quale vecchia terra,

o cielo morto, o mute transumanze,

pazzo, chiesi? E verso quale stupore di luce

nascosta, vado con la sconfitta del viandante?

Eterno e solo, m’è presente il paesaggio

pasciuto del millennio, e non m’è ignoto l’ignoto:

a tutto sono nato; nel deserto più asciutto

o sulla cima innevata, ritrovo un luogo, quello

del mio vagabondaggio. E Dio in agguato

per possedermi in tutto. O il diavolo, il tranello.