L’uomo dei libri

La poesia e lo spirito

L’uomo dei libri era amico degli uomini e della terra. Da tempo manca all’appello della primavera. Ebbi modo di imbattermi in lui nella mia prima passeggiata nella nuova città ove ero giunto per lavoro, dopo essermi fermato alla Pensione Franchi, stracco dopo il lungo viaggio in treno. Giusto a metà aprile di anni fa, anni corsi via mentre io all’apparenza restavo a fissarne il movimento invisibile e certo, come la materia minerale ed i passi sull’acciottolato di una piazza.

Il mio primo amico in un luogo di Lombardia fu lui, che occupava la scena della minuscola libreria Atala in via della Vittoria, dove entrai curioso e desideroso di trovarvi un illusorio rifugio dalle storture del mondo, simile alla vecchia Hobelix della mia città sul mare. La libreria era assai simile a quella da me frequentata in via della Zecca. Gli stessi colori, le stesse edizioni artigianali, le stesse introvabili riviste, anche…

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palinsesti filiali

giornate che resteranno palinsesti da raschiare

per scoprire e riscrivere i padri andati

i loro nomi le loro parole nel camminare

da un versante all’altro delle contrade

 

sarà sempre un’opera filiale, si voglia o no,

una parola sfuggita, un detto sfuggito all’oblio,

dovunque ci sia tempo e lentezza dell’occhio,

sulla terra dei loro passi, nel resto che non è addìo

DUE RIFLESSIONI

La poesia e lo spirito

lalupa

(ripropongo in un unico testo, con alcune variazioni, due mie rifessioni apparse nel 2014 e nel 2015 sul mio blog, Da presso e nei dintorni, e sul sito Carteggi letterari)

I.

“Poiché i versi non sono – come crede la gente – sentimenti; essi sono esperienze”.
A suo tempo, arrivai a Rilke ed al suo “Malte” per il luminoso tramite delle traduzioni e degli scritti critici di Giame Pintor, e poi di Furio Jesi, meteore intellettuali e morali, la cui scomparsa da giovani lascia forse immaginare e rimpiangere un diverso presente.

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