Pubblicato da: enrico de lea | marzo 30, 2014

S’aprono vie#

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S’aprono vie dei serri, della rema,
per il richiamo nel ciottolo di ieri
e un’altra rema – d’aria – spira, trema
tra mari e alture, lo stremo dei sentieri.

Rocche a profilo sopra il muschio interno,
l’avvento di quell’aria muove duro
dal mare stretto e gola dell’eterno
nell’occhio il velo di madri sul futuro.

Nei padri, che furono, di generazioni,
abita ed inabissa oceano di navigazioni,
stretto d’esilio, ricetto ancoraggio sosta,
l’ardire del passaggio costa a costa.

***
n.: questi versi (più e più volte riscritti) sono stati, inizialmente, ispirati dall’incipit (“Ieri faceva prove d’oceano, lo Stretto.“) di una splendida prosa di Anna Mallamo.

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Responses

  1. Molto interessante. La ricercatezza semantica unita ad un’ambigua sintassi, costantemente in sospeso verso l’aperto, rendono un senso quasi mitologico dell’apertura, in cui il significato arriva come secondario, come un eco rispetto alla struttura temporal-esistenziale stessa che poi sarà richiamata dal mare.

    Mi ricorda anche, per qualche ragione, l’orizzonte di un Giordano Bruno – probabilmente per l’abbondare della figura mitologica a fondare non metafisicamente, ma analogicamente e poeticamente, tutto un discorso sull’esistenza.


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