Pubblicato da: enrico de lea | aprile 10, 2013

Per nome, Milano

Per nome, Milano l’ho amata a Messina
prima d’arrivarci per lavoro,
l’ho amata sotto i bassorilievi
del Don Juan con le scene di Lepanto,
illustrate da Cattafi a Raboni,
per la loro presenza immensa
entrambi sullo Stretto per l’evento
annuale del Vann’Antò, quando
la città diventava la cosmopoli
del verso, come ebbe a scrivere Caproni.
L’ho amata leggendo Porta e Tessa,
o sentendo dalle vecchie l’espressione
“tela Olona” per indicare quella grezza
usata anche per le olive o i materassi
di crine o granoturco, freschi nel caldo.
E tale è rimasta, me lo dico passando
per via Manzoni o dinanzi al Verziere.
Non so cosa, camminandoci, mi piglia.
Anche pensando a mio cugino Onofrio, il sarto
comunista in zona Duomo, ritornato
in Sicilia, con una voglia immensa
di rivoluzione e di famiglia.

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