Siciliani (Ripellino, Piccolo, Cattafi)


La Sicilia per Angelo Maria Ripellino

“Sebbene io sia imbrattato delle fuliggini della Mitteleuropa, nutrito di mille umori stranieri e come arrivato sin qui con un carrozzone dipinto di calderai, tuttavia nella barocca e ferale Sicilia affondano le mie radici. Penso talvolta che questo sradicamento sia la sorgente di tutti i miei mali, della mia vita in bilico […]. Dell’infanzia insulare mi porto dietro un fagotto di emblemi: il ricordo dei dolci comprati alla ruota del monastero, le stanze mortuarie con le salmodianti comari in nero, i presepi con arance e lumie, il basso continuo della tristezza, che pende dai nostri occhi come le cispe di un tracoma, e una certa pagliacceria fanfarona”.

***
Lucio Piccolo

Di soste viviamo; non turbi profondo
cercare, ma scorran le vene,
da quattro punti del mondo
la vita in figure mi viene.
Non fare che ancora mi colga
l’ebbrezza, ma lascia che l’ora si sciolga
in gocce di calma dolcezza;
e dove era il raggio feroce, ai muri vicini
che celano i passi ed i visi,
solleva una voce improvvisi giardini.

E il soffio è sereno che muove al traforo
dei rami e i paesaggi interrotti
e segna a garofani d’oro
la trama delle mie notti.
(da “Canti barocchi. Gioco a nascondere” – Ed. Mondadori)

***
EREDI DELLA GRECIA, di Bartolo Cattafi

Popoli prolifici,
eredi in Italia della Grecia,
arrancano portando masserizie,
picchiano nocche ai freddi profilati,
tentano la dura integrazione.
Luogo di provenienza
leggibile nel volto,
nel colore del pelo,
nel parlare.
Non conoscono gli ordini
dorico ionico corinzio,
l’acanto innestato da Callimaco.
Seguirono soltanto transumanze
in montagna o sul mare
di pecore o di pesci,
di magre stagioni lungo stretti
sentieri tormentosi.
Non ebbero tempo e modo di capire
i tarli del tempo,
le grandi prostrazioni.
Ricordano la luce dell’estate
l’olio l’aglio il pane
le ridde iridate degli insetti,
hanno fate morgane,
fanno errori, sono
tra Scilla, Cariddi e sempre
lontani dalla Grecia.
Dovranno penare, camminare,
conoscere la Grecia.
(dalla raccolta “L’osso, l’anima”, Mondadori, 1964)
***
ARCIPELAGHI di Bartolo Cattafi

Maggio, di primo mattino
la mente gira su stessa come
un bel prisma un bel cristallo un poco
stordito dalla luce.
Dal soffitto si stacca
neroiridato ilare il festone
delle mosche,
posa su grandi carte azzurre
riparte e lascia
ronzando isole minime, arcipelaghi
forse d’Africa o d’Asia.
Intanto in cielo sempre più si svolge
la mesta bandiera della luce.
Prima di sera l’unghia
scrosta l’isole
le immagini superflue.
Le carte ridiventano deserte.
(da “L’osso, l’anima” – Ed. Mondadori, 1964)

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