note nuove

dall’alto

Nella materia bretone, di corpi
invasi, tuttavia, dal sonno,
renitenze dall’alto al quieto agire,
dalla sponda nascosta attendo barche,
sagome innate dietro, nel canale a mare.
Accampiamo, eremo vigna e sasso,
lo specchio tra l’onda e l’alto monte.

***

impromptu

…seguo, barocco e morto, seguo i monti,
pianeti piccoli a corona, verso il mare –
con l’occhio del passato, con legami
terragni mi sollevo, con mondi da salvare
fatti di pietra, détti che costruiscono
un senso all’ossessivo camminare,
dall’aurora al rosso del vulcano
solfeggio l’aria della valle, la condenso…

***

(prove d’oceano)

Ieri faceva prove d’oceano, lo Stretto:
da ripetuti ieri quell’aria abbranca il petto,
un’altra rema – d’aria – dai monti retrostanti,
aspirata su alture di muschio dell’interno.
Quel mare stretto e gola dell’inferno
apparso alla visione di madri e infanti,
d’altre – gridiamolo – eroiche generazioni,
inabissava nell’oceano di navigazioni
ulteriori, porta stretta d’esilio dell’Italia infinita
sulla terra, la costa della paternità smarrita.

* il primo verso è l’incipit di uno splendido brano, sullo Stretto, di Mangino Brioches (cui chiedo venia per il “prestito” e dedico).

***

(certezze)

tra inventare e inventariare un mondo,
so per certo
che stirpi di serpi
scesero dalle Rocche dei titani –
divenendo umani,
subietti a altoparlanti della Storia,
ebbero dèi e un dio in minuscolo
al cospetto,
accesero bracieri per i crocchi
d’anime d’intorno – anime
tutte di carne, dal racconto…

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