quartinae 24-26#

24.

Faro, Ganzirri, ai laghi di vongole e di cozze
giungevano in lambretta, con il vino
fresco, i miei, freschi di nozze,
da un colle al mare, per la consolare, dal mattino.

25.

Vado a trovar mio padre al cimitero
ingravidato dal paesaggio, di Ciappazzi,
da ultimo, si fermava al cancello, a dire il vero,
forse – ironia o scongiuro – dicendosi sticazzi

26.

Sembra ricordo, graffito sopra un muro,
la luce il nume il tuorlo del passato,
che lancia intatti i segni del futuro,
il niente l’evidente del presente – che è stato.

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