Quartine quartane 9 – 23 #

9.
Dopo – la rima d’un postumo, ripensato prima
consola a torto della vita priva,
plena, pregnata d’artifizio e umore
falso, dell’in prigione che simula festiva.

10.
Nel sogno del mio sonno a volte nuoto,
lenta bracciata nel corso d’acqua scura,
notte che non è notte, è mare vuoto,
la domandina folle di quest”impostura.

11.
Fatemorgane insulse ho superato
o l’insulso fui io, passando il mare:
chiedo, nel segno dell’interrogato,
che segna il passo, senza ritornare.

12.
Amare febbri a primavera, nella lingua
delle correnti omeriche e di lampare
placide, ché il calamaro si spera non distingua
l’attrattiva luce nel fresco, al suo imboscare.

13.
A capotavola un corvo-pavone, da rapace
s’umetta il becco, dopo che alle tortore ignare
ha rapito la vita dal petto, e ciò gli da la pace
del godimento, nel perverso e legale dominare.

14.
Può nostalgia di nulla ingravidare,
farlo ogni giorno per la vita intera,
il raro sole ti richiama il mare,
e sempre altrove l’esistenza vera.

15.
Animate parole erano insieme
nei bar di Crupi, Ragno e l’africano,
il vecchio Farina, socialista partigiano
narrava l’Ossola, quell’antico seme.

16.
Tra roccia e spiaggia nella baia di Taormina
eran giunte coi treni, erano fresche
e di tutto innamorate – era mattina
dopo il lungo viaggio – ah, le tedesche…

17.
Coricato su un fianco, quasi su una corda
tesa tra ulivo e sorbo, su a Filione –
sull’aria liscia lo sguardo, che ricorda –
nonna Carmela che parla col vocione.

18.
Non turisti, viaggiatori, al paese a piedi
venivano da Cristuri, per il vallone Gurni,
stranieri coi cappelloni, dove ora siedi,
li rinfrescava la granita, dai calori diurni.

19.
Nella prima frescura pomeridana
erano vinti da un paesaggio raro,
per render felice quella gente lontana
gli si porgeva il canto, si chiamava Saro

20.
Austero della piazzetta dietro il Coro,
don Nino Crupi, col suo gusto bonana,
ci battezzava a un gelato prezioso come l’oro,
gustato sul palchetto liberty – la penisola, lontana.

21.
Arrivavano Salvatore e Enzino
dal nord, stracarichi, con la cinquecento,
la sera dopo ci portavano, me e Nino,
sulla riviera – noi, in piedi, con la faccia al vento…

22.
Con la neve a novembre il Monte Kalfa
profetizza l’inverno quasi primaverile
nella vallata, a chiazze il verde un bianco un’alfa
dell’inizio, con l’Etna, gigantesca panna d’aprile.

23.
Padre Don Mario era il committente della ferra,
la ferula, un arbusto per scanni tutto nostrano:
la usava per farci conoscere l’essenza della terra,
col secco colpo, a sangue, nel solco della mano.

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Un pensiero su “Quartine quartane 9 – 23 #

  1. Inno alla memoria,come ho avuto modo di dire in altre occasioni.
    Recupero del valore “memoria” di cui noi italiani,come diceva” l’eretico” Pasolini,abbiamo sempre difettato:specialmente oggi quando percepiamo notizie estremamente sintentiche e rimbalzanti che diventano stantie ad horas,a detrimento della storia e ,appunto, della memoria.
    Specialmente oggi quando neanche le pause nei discorsi vengono più rispettate,specialmente nei dibattiti politici che diventano volutamente inascoltabili.
    Bravo Enrico,ancora una volta meritevole di menzioni diverse da questa,se non di affermazioni quali quella di Macerata.Saluti Nino

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