Pubblicato da: enrico de lea | dicembre 4, 2010

Quaranta quartine quartane 1-8#

1.
Certo del sangue, del fiume transitato
a un dopo della manifattura e del telaio,
al deserto capitale, al male edulcorato,
era la piazza ieri, l’essenza del merciaio.

2.
La diaccia architettura ci descrive,
gli spazi vuoti del passato umano,
bureax marciti tra presenze schive,
gente di fuori, scampati da un lontano.

3.
Il ciclico azzardo di Bisanzio grava,
grigia ipoteca sulla civica visione.
non fu solenne il cedere alla fuga
nel lume indenne della possessione.

4.
Sempre in cerchi concentrici si segna
quel perdersi infinito dentro il mondo,
dei padri, delle madri, che non degna
l’epoca, dove il tempo è allo sprofondo.

5.
E non ha luce che dia luce vera
la pienezza del marchio, in un mercato
d’immagini in omaggio, da bottega nera
del corpo umano, affitto o comodato.

6.
Oggi mio padre avrebbe anni ottantotto,
pura memoria del rosso che dettava,
dentro il bene comune, senz’ascolto –
atavico negli amori, che non dimenticava.

7.
Sperimento l’insonnia come un bene,
che non fa bene, ovviamente, al giorno
successivo, per quella sbornia che trattiene
al mondo, parole, segnature del ritorno.

8.
Un piccolo e nodoso codice, o radice,
piuttosto, di una legge di padri luminosi,
brandirlo, onorarlo, contro colui che dice
solo un presente oscuro, di estimi fallosi.

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