Pubblicato da: enrico de lea | giugno 25, 2010

Uomo – di Blas de Otero*

In un corpo a corpo, con la morte lotto,
e chiamo Dio sull’orlo dell’abisso.
Quel suo silenzio è pregno di un boato
che soffoca la voce nel vuoto inerte,fisso.

Dio, se devo morire, la mia voglia
è che – di notte in notte – tu sia desto
udendo la mia voce alla tua soglia,
clamante graffio all’ombra e buio pesto.

La mano innalzo, mentre la incateni.
Gli occhi sbarro, sacrifici vivi.
Ho sete ed ogni spiaggia è presto sale.

L’umano, con l’orrore a mani piene.
Essere – e non essere – eterni, fuggitivi.
Ancora angeli con ali di catene.

* Blas de Otero (Bilbao 1916 – Madrid 1979).  Segnalo l’ampia voce sullo stesso sulla versione spagnola di Wikipedia.

Annunci

Responses

  1. E’ un sonetto molto intenso, e intensa anche la traduzione. Però, quel “clamante” non si può tradurre diversamente? lo trovo un po’ “altisonante”.
    ciao
    roberta

    • è un po’ la vicinanza con “reclamante”, appunto: voce reclamante il Dio


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: