Da presso e nei dintorni

enrico de lea – letture, scritture, realtà

Uomo – di Blas de Otero*

In un corpo a corpo, con la morte lotto,
e chiamo Dio sull’orlo dell’abisso.
Quel suo silenzio è pregno di un boato
che soffoca la voce nel vuoto inerte,fisso.

Dio, se devo morire, la mia voglia
è che – di notte in notte – tu sia desto
udendo la mia voce alla tua soglia,
clamante graffio all’ombra e buio pesto.

La mano innalzo, mentre la incateni.
Gli occhi sbarro, sacrifici vivi.
Ho sete ed ogni spiaggia è presto sale.

L’umano, con l’orrore a mani piene.
Essere – e non essere – eterni, fuggitivi.
Ancora angeli con ali di catene.

* Blas de Otero (Bilbao 1916 – Madrid 1979).  Segnalo l’ampia voce sullo stesso sulla versione spagnola di Wikipedia.

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2 commenti su “Uomo – di Blas de Otero*

  1. roberta borsani
    27 Giu 2010

    E’ un sonetto molto intenso, e intensa anche la traduzione. Però, quel “clamante” non si può tradurre diversamente? lo trovo un po’ “altisonante”.
    ciao
    roberta

    • enrico de lea
      28 Giu 2010

      è un po’ la vicinanza con “reclamante”, appunto: voce reclamante il Dio

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Questa voce è stata pubblicata il 25 Giu 2010 da in 1356.
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