Dieci distici

I. (ego)

Ego, dirùto dimezzato sordo,
sto nello scuro – scuro scuro ! – e mordo.

II. (chi sogna)

Chi sogna l’insubordine è perduto –
il capitale a schermo, il corpo muto.

III. (voilà)

Voilà, il vuoto delle immagini ha convinto
la nazione – è l’orrido sciamano, ch’è dipinto.

IV. (tolstojana)

Giusto, giustissimo, oggi calpestare l’oblìo;
di più: contro un potere lercio riaffermare un Dio.

V. (Pasque)

Pasque di mia passione: il viola alle Madonne
in chiesa – per strada, sulle gonne.

VI. (canto fermo)

Tra canto e scanto ammutolivo, dietro
i lampi notturni- mi sobbalzava il vetro.

VII. (falsi riflessi)

Provo a fissarla, dall’alba ad ora tarda:
l’immagine – che guardo – non mi guarda!

VIII. (verso Damasco)

Caddi improvviso, per scherzo di natura,
rimodellai una dote da questura.

IX. (un masso a Briga Marina)

Approdato, qui assiso Paolo ha predicato –
e noi vicini, da De Luca, col gelato.

X. (alla fontana)

Mi dissetavo ad un’acqua di ieri –
dispersa coi dispersi di Giampilieri.

nota alla IX. : il Bar De Luca è una mitica gelateria nel messinese, a poche decine di metri da un’antica chiesa che ricorda l’approdo di Paolo di Tarso in Occidente.

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Un pensiero su “Dieci distici

  1. visto che dal marasma si esce?? -); continua che n’esce davvero un’ottima raccolta, oltretutto i distici e gli epigrammi sono “difficillimi” e poco praticati nella poesia contemporanea 8anche se Caproni e Fortini, per dire, n’erano maestri), Viola

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