Tre poesie (di Marco Ceriani)

(dalla rivista SUD n.8/2007)

***

D’uno che nella sua bottega di bolle
d’aria prepara certe strane pozioni
che a storte riluttano e il vetro alle ampolle
smeriglian con mille pelosi magoni

che dire? E d’uno in una bottega ove il fango
si fa e non si sfa che mai dire?
Che al suo banco la ganga fu rango
prima che impresero quei due a fuggire?

Dei due fu lei con gonna tessuta dal tuono
a credere a un inferno reale pensandolo
succedaneo del paradiso che lui vede prono
alle lusinghe di quell’imperfettibile mandorlo?

Così in un emporio di bolle d’aria e d’argille
la morte suggella le sue buste col vischio
come in un frutteto, fornello delle scintille
si smerigliano mele ai ritornelli del picchio.

***

Ti lavi i piedi nella tazza del cesso
poi con la luminaria del freddo calcagno
di sotto in su ti illumini il sesso
che fu, Marat, la tua stanza da bagno.

E il volto bruttato in un tale catino
che il battiloro ridusse a una lamina
col martelletto che incastona il rubino
nell’anel che Pilato hodie quoque riesamina.

Infine in cortile ti lavi le orecchie:
perché le orecchie? C’è un anello in lamiera
al dito di uno che fa certe vecchie
fole in quel catino di argento da fiera.

***

Il mio problema a parole
soffocò il suo lucigno
tra le guance del sole
e quelle avare del cigno

della luna che uccisa
da chi non si sa si rifugia
sotto una stella che in guisa
di passeretta mattugia

canta delle liti di strada
per una precedenza dove ebbe la meglio
un figlio sulle ragioni di un padre
come tra le segnaletiche dei dintorni uno speglio

che raffigura una lite di strada
dove per una precedenza ebbe o non ebbe
la meglio il morente sulla moriturità che ti squadra
tra le segnaletiche sanguinarie di Tebe.

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2 pensieri su “Tre poesie (di Marco Ceriani)

  1. poesia fortemente ritmica, che esalta il suono e rimane incisiva. Molto bello scoprire dei poeti che sanno usare la rima, stupenda questa strofa:

    “Ti lavi i piedi nella tazza del cesso
    poi con la luminaria del freddo calcagno
    di sotto in su ti illumini il sesso
    che fu, Marat, la tua stanza da bagno.”

    Abele

  2. Beh, Ceriani è un grande, che opera in modo assai discreto – ha pubblicato per Guanda, Marsilio, Scheiwiller; sue versioni (assieme a Raboni) di poesie di Vladimir Holan sono apparse su rivista ed in ben tre volumi. Di recente ha partecipato ad un importante convegno a Praga su Holan. ma sulla stampa italiana, molto attenta alla Olivetti lettera 32 di McCarthy (che cmq. mi piace), non credo sia apparso alcunché…

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