Sonetto (con cane immaginario e vero)

Sanguinava d’amore nel torrente 

asciutto, correndo appresso al cane –

rinviene sempre, in gloria del presente,

le ginocchia ferite, rovina sul pietrame.

Nel chiaro che infuriava, un’ombra assente,

pure nel sole, dietro i lini e le persiane –

quale cane rincorra oscuramente

da un assolato d’epoche lontane,

eterno dubbio, non certo è il cane dei parenti,

forse è l’animale di un rapace ammodo,

il piano ragionato dei violenti,

il legale disbrigo d’ogni nodo.

Talora l’aria richiama quel latrare:

oltre il verde  morente, apriva al mare.

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