Pubblicato da: enrico de lea | marzo 11, 2009

(mutamenti nell’uomo del movimento terra) 1 – 3

1

Spera sempre in una minima
differenza tra il sopra ed il sotto
(gli inferi, ci dicevano, e il terzo giorno), dove
trova che i sassi sono teste levigate, simili
a patate fossili scordate da un repulisti dell’historia patria,
con uno scarto minimo, dal semialto dell’escavatrice
si limita a registrare l’austera contrarietà dell’arco alpino.

 

2

Invidia il collega ch’è riuscito a mozzare
perfettamente, a metà, il colle dell’infanzia,
come una mela renetta, solo
per un effetto altro, rispetto all’incarico
assunto, perché s’allarga il paesaggio
e l’alba è tutta sopra gli ulivi,
e non vi crescerà più il muschio,
poco male, persino l’orto
è assicurato per un solitario uguale.
Ma qui nel piano, salvarsi, forse
negli avvallamenti procurati, nelle vene d’acqua
giunte ai corsi celati come un ingombro
dopo la morte delle tessiture.

 

3

Non è mai riuscito a star così in alto, prima,
ed a volte gli sembra sulla palta scrivano
i denti del cingolo, scrivano un urlo
sull’argilla disvelata, una preghiera
ché non ingoi, tremenda terra
dello stupro razionale, uomo e macchina, un tutt’uno.
Non lontano annotazioni coglie,
oblìo del semicrescere dei pioppi.

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Responses

  1. bellissime, Enrico.


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