ULTIMI FUOCHI DEI CONTADINI LOMBARDI (di Anna Lamberti Bocconi)

I fatalisti mangiavano uva,
con acido nel ventre, fermentava
lo zucchero; e fantasie di sé,
presunzioni scandite mese a mese,
quanto vaste e profonde le visioni
terrifiche di tutto un mondo oscuro.
Maledicenti e duri all’osteria.
La malattia dei bachi flagellante
che faceva morire i filugelli
come bambini in culla, la più e meno
miseria della morte che bendata
spaccava a bastonate il gran paiolo.
Ira e bestemmia, ancora dietro all’uva
a infoltire i peccati capitali;
superstiziosi al sommo ed ubriaconi,
creduli a streghe e maghi e scostumati,
ladri e bravi a schivare la giustizia.
Carabinieri arcigni la lor parte,
gli sbirri con i denti come i cani,
sfollavano a percosse e dimostravano
l’autorità nei miseri paesi.
Ma l’astio ribolliva malcelato
verso i signori: a Busto, a Gallarate,
nelle malarie di Seveso e Olona,
scoppiavano i tumulti, nel ‘60
e nell”85-’86
e nel 1889.
E poi girava il secolo, si entrava
nell’esplosivo 1900;
ed ancora tumulti, e poi la resa.

Propongo questo testo, di una delle voci più limpide della poesia contemporanea,  di cui è palese il valore etico, civile, nel rappresentare (nel cantare del)la grandezza nella sconfitta di un mondo (e.d.l.)

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