La pobbia de cà Colonetta (di Delio Tessa)

L’è creppada la pobbia de cà
Colonetta: tè chì: la tormenta
in sto Luj se Dio voeur l’à incriccada
e crich crach, patanslonfete-là
me l’à trada chì longa e tirenta,
dopo ben dusent ann che la gh’era!
L’è finida! eppur…bell’e inciodada
lì, la cascia ancamò, la voeur nò
morì, adess che gh’è chì Primavera…
andemm…nà…la fa sens…guardegh nò!

Traduzione:

IL PIOPPO DI CASA COLONNETTI

E’ morto il pioppo di casa
Colonnetti: ecco l’uragano
di questo luglio de Dio vuole ce l’ha fatta
e cric crac, patapunfete-là

me lo ha scaraventato qui lungo e disteso,
dopo ben duecento anni che c’era!
E’ finito! eppure…anche inchiodato
lì, germoglia ancora, non vuol
morire, adesso che viene Primavera…

andiamo…via…fa pena…non guardarlo

NOTA:

Versi giovanili (1909-12 ca.) di Delio Tessa, ispirati ad un episodio avvenuto in occasione di un temporale estivo, durante il quale, probabilmente per un fulmine, un pioppo secolare del giardino di casa Colonnetti, di proprietà del notaio Candiani, in Legnano, ebbe a crollare, senza tuttavia cessare la propria inesausta vitalità. Probabilmente il Tessa ad inizio secolo, come vari letterati di Milano (tra cui Fortunato Rosti, testimone di quell”evento ispiratore), ebbe a frequentare casa Candiani a Legnano ubicata in zona S. Domenico, in via della Vittoria.

(da “Delio Tessa – L’è el dì di mort, alegher! – Einaudi”)

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