Pubblicato da: enrico de lea | gennaio 17, 2009

(prova delle madri)

Prova delle madri

(di Enrico De Lea) 

nativita

(Casalvecchio Siculo -ME – Chiesa di Sant’Onofrio, “Sacra Famiglia” di Gaspare Camarda, inizi XVII sec., scuola di Antonello da Messina)

***

 

 

Io v’accompagno, madri, in Efeso.

Celebro mormorante da un’altura
di convegno d’ignote creature alate
nel turgore di petrose minne,
perforazioni del presente
schianto nel sonno inavvertito, voi

madri della certezza e del libro
sotto gli angeli barocchi,
madri della pazienza e della perdita
della memoria nel passo quotidiano,
madri dei figli, madri dai tanti figli
senza vostri figli, madri degli uomini
sotto lo stesso lenzuolo,
madri del racconto ripetuto e della predica,
madri nel giusto alzate, una preghiera
che da sola echeggia…

Io v’accompagno, madri,
alle nuove case di ieri,
i luoghi di fatica e di sconfitta, di poca
gioia, premonizione dell’esclusa,
al vero posseduto per coscienza
del legame alla terra come divinità del sempre.

Coltivo da una teoria di torce in processione
i volti del severo vostro tempo, l’unico
scampo d’amore che permane.

*** 

 

Può il grigio della crepa

calcarea contenervi, madri,

come un verde appuntito, da spinosanto,

come un medicamento di parola

repetita, un rosario di rossi rossi

nastri alla futile, ma non fertile,

tracimata schiera di noi fuggiaschi.

Può darvi pace questa nostra

dimenticata e confusa voce

di scaglie petrose battenti sul dirupo.

Coi figli morti per nessuna requie

trascende ai viali peloritani un passo

di macinìo smagrito, un dio deserto.

 

***

 

Alte, elevate madri sulle alture

sopra i laghi marini o sotto

l’nviso parallelo della peste,

madri lunari o nere che covate

una calda di lana, accarezzata,

mano, v’indigna sempre il male

nel corpo o nello storto labbro

della menzogna. Ci assicura

a una radice che non tollera,

più d’ogni altra pace, la severa

vostra solenne migrazione da una

perdita originaria, dalla pietra

all’asfalto, alla nudità del volto,

che non teme.

 

***

 

Nelle rose e nel maggio ricadiamo, madri,

dopo che i punteruoli hanno spronato

i muli verso argini montani,

dopo che uno stiletto ha penetrato

un costato d’agnella.

Per esserci, noi siamo, nel senza

delle urbane movenze, e non osiamo

salire trascendere negare.

Annunci

Responses

  1. passato presente e futuro
    nella terra che da sempre ci accompagna,
    le madri ci guidano il passo…
    (il passato ha un volto severo che non si può ignorare).
    Ciao Enrico
    C.

  2. è bellissima Enrico!
    ma dove si trova Casalvecchio Siculo?


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: