Pubblicato da: enrico de lea | novembre 23, 2008

(digressione sulle torri joniche) # xi – xii

ioniche

xi.

Sì, d’una qualche si pasce vampa
da vino amarenato, empito
del sollazzo del ciliegio, durezza
da bastone che solca la selvatica
invasione delle siepi, dei rovi
augurali delle more. In un’elevazione
dalla caccia all’uomo, bandito e forestiera
bevono, amanti, le stagioni del fogliame:
si recano a una sorte segnata di visione
all’altura della Rocca Castello.
E’ pura roccia, calcare
nei calcagni gementi tra poco, nelle storie.

xii.

Siamo di nuovo ad una costretta
luce dell’avvistamento, innalziamo
salendo nuova torre al Sant’Elia,
verso il Kalfa ferroso delle madri.
Spezziamo il legno, mormoriamo
nell’ascesa della morente luce
delle costellazioni, celebriamo
l’alba del villaggio innocente.
Vaniloquenti pratiche anacoretiche
nel procedere insano degli oranti,
un’eco d’ossa ripercuote, giace

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Responses

  1. Che bella sospensione nel finale….

    le interruzioni spingono
    verso un significato forte
    e gli aggettivi nutrono!

    Buon giorno Enrico 🙂
    C.


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