Ut pictura, ut pictata terra (per una mostra di Livio Silvestri)

Il testo che segue è l’ultima mia composizione apparsa (o in corso di apparizione) in rete, sul blog collettivo www.lapoesiaelospirito.wordpress.com  – i vari tempi che la formano dovrebbero stare “a latere” nella mostra di un amico pittore.

(ut pictura, ut pictata terra)

 

 I.

S’accosta, da un’urgenza

di luce, nell’oscuro strappo

della volta, nel tremante

saluto della mano,

sul dorso un rossore

di nerbo, ustione, nutrimento.

 

II.

Serba memoria d’alba,

camminate tra lo spino

e un rintocco calcareo, salvezza

sconosciuta dalle serpi.

Ritrova una salvezza altra,

di radura, la morte subitanea

dei vigneti, con la finzione

divenuta vita.

 

III.

Una frase anch’essa

calcarea, al suo spaccarsi

a un fuoco di fornace,

rende una crepa al cielo, troppo

vicino da escludersi.

Colmo di ogni ramo, esausto,

che qui s’innalza, collo

come di bestia antica

incattivita, resta

vetro alle finestre, vapore

d’erbe cotte della selva.

 

IV.

Case con luminose udienze

l’accolgono, gerani ai davanzali,

una difesa d’ombra. Rintocchi

nunziano il delirio, celato

da persiane – la gravità del mondo

un chiavistello. Offre granite scure

ad una peste incipiente,

ai monatti che celiano in combutta.

 

V.

Profili disegnati dalla marea –

è la visione delle ginestre in alto.

Il vento dall’interno accatasta

barche e nuova smania

per la fuga. Al disfarsi dell’aria

un varco nel seccume

del greto ieri navigato.

 

VI.

Quali colori il mai senza risposte, il ferro

degli sterpi ai nuovi fuochi: io

m’inginocchio alla vista

di terre note.

 

VII.

Terraemotu, in primis,

e una fenditura di rosso sotto

i mari, i cieli, e un coltello

di porpora lanciato sul biancore

della divinità che appare. Nella bracciata

dell’esule vetusto

un agitarsi d’ansia ed una sete.

Eguale traccia dell’esasperata

febbre coltiva ed alimenta,

con la scoperta d’una fine e fiamma.

 

VIII.

Con una treccia materna taglia

l’impasto familiare di seme e sangue,

campane per l’allarme dai ladri

che dalla palma attentano alla casa.

La cassapanca nell’ombra

è sovrastata dal quieto ritratto della sabbia

sul volto del figlio, dalla rabbia dei torti

inaugurati, dalle attese di una luce intera.

 

IX.

Gelo di verità ai vetri stende

una tela di schiuma per le dita.

Il selciato di mastri scalpellini,

forse provenienti da altre valli,

e poi svaniti come un popolo

di voci, di vesti zingaresche,

conserva la nota del clarino

del soldato appiedato, da un oltralpe

di fame di un paesaggio.

 

X.

Nell’ordinanza e dominio dei colori,

concede eredità, rinunce

agli avi, ai successori,

s’apre ai muti

cori mattinieri del vallone,

millesima i dolori.

Il bastione delle soste

meridiane lo conserva

nelle tracce della cava a monte

e dell’altra, ignota.

Calcare ed arenaria sui portali,

fissa antri smussati,

sbrecciati, polvere senza peso

come il secolo.

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3 pensieri su “Ut pictura, ut pictata terra (per una mostra di Livio Silvestri)

  1. anche tu non scherzi…in fatto di bellezza!

    la prima poesia la sento molto
    nella pelle…sarà anche per le virgole, le pause ben indirizzate, le parole a me care, l’urgenza…

    Grazie per la tua visita
    C.

  2. Pingback: LIVIO SILVESTRI - UNA MOSTRA A LEGNANO « da presso e nei dintorni

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