Pubblicato da: enrico de lea | ottobre 11, 2008

Siamo tutti dei violenti (di Nicola Chiaromonte – da “La stampa” del 10 aprile 1969)

La violenza è insita nell’animo umano perché inerente al mondo e al posto dell’uomo nel mondo. Si potrebbe dire che l’origine della violenza nell’uomo è la rivolta istintiva contro il fatto di trovarsi a essere rinchiuso in una condizione non scelta, una creatura che patisce prima di tutto -prima di cominciare a soffrire per questo o quel male- di tale irrimediabile restrizione, e quindi è sempre in uno stato di penuria, di privazione e d’oppressione. Se fosse altrimenti, se cioè il fatto della violenza nel mondo umano fosse un fatto di natura animale, gli eccessi mostruosi cui può giungere nell’uomo la violenza non si spiegherebbero. La ferocia di un Hitler o di uno Stalin non ha niente che fare con la soddisfazione di un istinto bestiale: è propriamente umana, dovuta al proposito maligno di eccedere a ogni costo i limiti della comune umanità.
In questo senso, l’impulso di violenza non è più forte nell’individuo privilegiato per ricchezza o potere che nel povero e oppresso. L’uomo è violento perché violenta è (o tale gli appare) la sua condizione iniziale, la quale non cambia mai, dato che non c’è nessun individuo che la sorte, prima ancora che gli uomini, non abbia privato e non privi ogni momento di tutto ciò che non ha.
In un certo senso, la prima violenza è quella fatta da Prometeo alla volontà di Zeus per venire in soccorso agli uomini bisognosi e “vaganti per la gran selva della terra fresca”. Per procurarsi il necessario, l’uomo deve strapparlo alla natura, violare il suo ordine, devastare non solo il regno vegetale e quello animale, ma la società dei propri simili. E il necessario, per l’uomo, non finisce mai:
“Non lasciare alla natura più di quello che alla natura è necessario e la vita dell’uomo varrà quanto quella di una bestia…” dice Re Lear.
La violenza umana è una violenza mai sazia e mai finita, come ben sappiamo noi che, avendo stabilito (o quasi) il regno dell’uomo sulla natura, abbiamo a tal punto sconvolto l’ordine della natura medesima da mettere perciò spesso in pericolo la sovranità di cui ci vantiamo. Catastrofe atomica, inquinamento dell’atmosfera, interventi biochimici o chirurgici sulle fonti stesse della vita o sulle operazioni della mente, cominciamo a sospettare di aver toccato limiti oltre i quali c’è il caos; ma non per questo ci fermiamo.
E tuttavia, si deve riconoscere in questo l’opera della necessità. Non giova a nulla dire che la storia avrebbe potuto seguire una via diversa se non fosse stato, poniamo, per lo sfrenamento di violenza guerresca che seguì la rivoluzione industriale, con Napoleone e le conseguenze dell’avventura napoleonica, le quali vanno certamente fino a Hitler, e non sembrano ancora esaurite. La serie dei casi che ci ha condotto al punto in cui siamo anziché a un termine più felice, indica appunto una necessità alla quale non possiamo sfuggire. Giacché è facile pensare a un’eventualità più propizia di quella che ci è toccata; ma il fatto è che le eventualità, nel corso degli eventi, sono a ogni istante innumerevoli, e comprendono il peggio come il meglio. La scelta non dipende da noi, anche se siamo noi a fare ciò che facciamo: ossia, tutti insieme, la nostra propria storia. E neppure la divinità è responsabile, dice Platone.
La violenza, dunque, è intrinseca alla natura delle cose e dell’uomo. Ma la stoltezza degli esaltatori della violenza, quelli che oggi dicono che “senza violenza non si ottiene nulla” (eco della frase famosa di Marx, secondo cui “la violenza è la levatrice della storia”) consiste nel fatto che essi erigono a principio di ragione quello che è un elemento costitutivo del destino umano, e come tale sfugge a ogni ragione. Ora, fare di ciò che sfugge a ogni ragione un principio sia di ragione che d’azione, prima di essere una contraddizione logica, è una trasgressione disastrosa.
Non vedono, costoro, che dalla violenza cui l’uomo cede, alla quale può trovarsi costretto, o alla quale addirittura si affida come a un principio creatore, non deriva soltanto per lui la possibilità di sopravvivere, esistere, organizzare, ma ha origine al tempo stesso la nemesi che colpisce ogni impresa umana, e più violentemente le più violente. Ed è soltanto dalla coscienza di questa nemesi -ossia della propria situazione essenzialmente irrisolubile, perche indipendente dalla volontà umana- che può nascere nell’individuo quello che si chiama “senso del limite” e della misura: saggezza.
E la saggezza non consiste soltanto nell’esser consapevole che la violenza sboccando inesorabilmente nel caos (essendo, anzi, l’irruzione del caos nell’esistenza), porvi il limite piu stretto possibile è necessario; ma significa eventualmente rinunzia a ogni volontà di dominio sugli altri e sulla natura. Evidentemente, una tal rinunzia non potrà in ogni caso essere che il fatto di pochi. Ma è ai pochi, capaci di riflessione, in fin dei conti, che è affidato non già il potere, ma la responsabilità dell’esistenza civile.
D’altro canto, se pure è vero che non esiste di fatto ordine civile che non sia fondato sulla violenza e da esso inficiato, è pure vero che principio dell’ordine civile e della sopravvivenza stessa di una società, non è affatto la violenza, ma i suoi opposti: la gentilezza, la ragionevolezza, la delicatezza intelligente. Sono, queste, virtù che espongono l’uomo alla violenza e alla prepotenza, lo rendono debole. E’ facendosi debole in questo senso che l’uomo può non solo creare opere d’arte o di pubblica beneficenza, bensì anche costruire quella convivenza civile e pacifica dalla quale scaturisce la sua vera forza: quella di sentirsi sostenuto non solo dai propri simili, ma da quell’inscrutabile potere da cui ognuno sa bene che dipendono la propria sorte e quella della comunità.
Le civiltà, del resto, non periscono soltanto per la violenza che può colpirle dal di fuori, ma soprattutto per quella che sta alla loro origine, cova nel loro seno e può eromperne in forma di guerre o di rivoluzioni: in altri termini, per l’ingiustizia non curata. Si può dire che la Grecia morì per non aver saputo confederarsi contro la potenza macedone, ma si deve al tempo stesso constatare che Atene era già stata moralmente e socialmente distrutta -come Tucidide mostra così lucidamente- dalla volontà d’imperio e di violenza smodata da cui era stata trascinata durante la guerra del Peloponneso.
I più saranno sempre trascinati dall’esempio della violenza, o rimarranno passivi di fronte ad essa, giacché quel che essa promette è la liberazione immediata dal giogo della necessità o dell’oppressione. Spetta ai pochi resistere. I momenti di abbattimento e di confusione come quello che stiamo attraversando sono più favorevoli che non si creda alla loro influenza, giacché l’abbattimento e la confusione di oggi sono in massima parte dovuti all’esempio della violenza trionfante da mezzo secolo a questa parte, esempio del quale l’esaltazione attuale della violenza non è che uno strascico.
Nicola Chiaromonte
“La stampa”, 10 aprile1969

Annunci

Responses

  1. Salve. Mi fa piacere aver incontrato in rete questo bellissimo brano di Nicola Chiaromonte. Tra l’altro pubblicato dalla rivista Una Città (che non so se conosci oppure no) e puoi farti una idea sul sito (che presto rinnoveremo) http://www.unacitta.it
    Se poi vuoi capire che accidenti di rivista siamo puoi farti un’idea facendoti spedire una copia omaggio.
    Complimenti per il blog, mi piace molto e non sono indifferente alla poesia, ogni tanto mi capita di prendere i “sommi” e postarli sul mio blog.
    Ciao Ciao

  2. HO LETTO QUESTO SPLENDIDO ARTICOLO COS’ PROFETICO,DI UN VERO INTELLETTUALE , COME CAPITA PURTROPPO DI INCONTRARE RARAMENTE .CIAO


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: