(sperduto cittadino)

 

sperduto cittadino, non ho ancora

voglia di attraversare la città –

eppure camminando m’innamora

come in un borgo, una comunità,

non più individuo che le merci adora

in quell’oblìo di storia e identità

ch’è la fortuna di chi comanda ora,

sopra la piazza, dismessa ogni agorà

 

in quella di ieri, ci vedevo spesso

il sarto ed il maestro sulla piazza,

un teatro sul mare dove io stesso

ero l’attore con la mente pazza,

con una febbre che non c’è più adesso:

ora ciascuno lustra la corazza,

chiusi i cancelli, tutti i lupi ha ammesso

alla difesa della  roba e della razza

 

sperduto cittadino, forse resta

altra risorsa, a parte l’invettiva, 

furente vaffa a chi ci fa la cresta

sopra la buona fede di chi arriva

da sempre ignaro ed ultimo, e non pesta

i piedi mai a nessuno della privativa

dell’arcana imperii, della cosca?

povera vita e verità furtiva…

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “(sperduto cittadino)

  1. ti ringrazio – c’è da dire oggi che la compressione del diritto di cittadinanza, o la comoda rinuncia da parte di molti, sta implicando rischi di degrado per la nostra vita quotidiana, anche a livello di rapporti umani – in fondo categorie come coscienza, consapevolezza e speranza vi sono comprese, e sembra che debbano essere appannaggio (distorto) solo di certi ambiti clericali (in passato erano categorie “rivoluzionarie”) – ciao, e.

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