Stranieri (noi e loro): un vecchio articolo.

Quello che segue è un articolo apparso sul “Corriere dell’altomilanese” di giugno 2008: la rapidità dell’imbarbarimento delle proposte in tema di immigrazione me lo fanno riproporre (eravamo anche noi per gli USA, un secolo fa, un “popolo indesiderabile”),

 

L’EMIGRAZIONE, UN DESTINO COMUNE

(di E.D.L.)

Un’utile iniziativa del Centro Culturale San Magno, sul tema scottante e doloroso dell’emigrazione, si è svolta presso i locale dello stesso in Legnano, in due tappe di estremo interesse. Un primo incontro si è svolto l’08 aprile scorso sul tema “Erranti nel mondo a cercare fortuna: la vicenda migratoria dei lavoratori”. Il fulcro della serata è stata la relazione assai appassionata e dettagliata, frutto di una ricerca archivistica e di una riflessione storica molto penetranti, del dr. Gianfranco Galliani Cavenago, che ha affrontato in passato il tema a partire dalla vicenda della migrazione da Cuggiono verso le Americhe. Molti gli argomenti e gli spunti in cui ciascuno degli uditori ha avuto modo sicuramente di riconoscere parte delle vicende umane di un parente, di un vicino, di un conoscente. Un’intera nazione nel corso di un secolo (1876/1975) è stata protagonista di un vero e proprio esodo: si calcola che in tale periodo abbiano varcato i confini nazionali ben 25 milioni di italiani. Tutto il territorio ne è stato interessato, dall’altomilanese al Veneto ed al Friuli, dal meridione al Piemonte. Col ventennio fascista, impregnato di retorica nazionalista, l’emigrazione fu vista negativamente, sicché ne furono trascurate le rilevazioni e ne fu disposto il blocco: conseguentemente, alla fine del ventennio gli italiano si ritrovarono più poveri per la sostanziale mancanza delle rimesse degli emigranti. Con l’ovvio riavvio del fenomeno alla volta di nazioni nelle quali si prospettava il delinearsi di un sogno, il sogno di un riscatto sociale e di un avvenire sicuro per sé e per i propri figli. La conversazione davvero brillante e partecipe del dr. Galliani Cavenago, tra i collaboratori dell’Ecoistituto del Ticino, è stata soprattutto incentrata sul fenomeno migratorio dall’altomilanese a cavallo tra XIX e XX secolo, che ha visto grandi masse della popolazione soprattutto contadina partire alla volta degli USA e dell’Argentina, in primo luogo, nonché verso altre méte del Sudamerica, tutte destinazioni ove venivano richieste quale manodopera scarsamente qualificata e malvista dai lavoratori locali: non erano rari all’epoca pronunciamenti xenofobi, trattamenti schiavistici, o, talora, veri e propri pestaggi e/o linciaggi. Non diversamente da quanto accade oggi in Italia nei confronti degli stranieri, fenomeni di criminalità nei paesi ospitanti vengono attribuiti ad un intero popolo, in specie quello italiano (laddove, ad es., la criminalità organizzata nasce nelle enclaves irlandesi o ebreo-polacche, ed il fenomeno Al Capone è un fenomeno di una realtà criminale ormai pienamente statunitense, scaturente dal proibizionismo); in tal senso, nel Congresso degli USA all’inizio del ‘900, gli italiani vengono bollati quale “popolo indesiderabile” (in fondo, alla condanna a morte degli anarchici Sacco e Vanzetti non è estraneo il pregiudizio anti-italiano ed antistraniero). Alcuni brani d’epoca sono stati letti durante la serata da Giorgio Orsini, regista del Laboratorio Teatrale San Magno, e dall’attrice Maria Elena Guffanti: tra questi, in particolare, le direttive prefettizie in materia di emigrazione ai sindaci (grande era la preoccupazione dei notabili locali per il venir meno di forza lavoro nelle campagne), diversi esempi di corrispondenze (in ciascun emigrato cova sempre il sogno del ritorno, con una maggiore agiatezza ed un miglior ruolo sociale, sogno sovente infranto dalla realtà ben diversa) ed un toccante poemetto dell’ebreo-polacco-francese Gorge Perec dedicato ad Ellis Island ed a ciò che rappresentò per tutti coloro che sbarcavano negli Stati Uniti.
La seconda serata in tema di emigrazione, il 22 aprile, ha visto l’intervento di Don Alessandro Valvassori, della Pastorale dei migranti della Curia di Milano, che si è occupato del tema “Migranti come noi”, affrontando la presenza straniera oggi in Italia. Il relatore, autore di diversi libri sull’argomento, tra coloro che sono cresciuti sotto la guida di Carlo Maria Martini, è un profondo conoscitore della realtà dei migranti dal Perù e dalle Filippine: in tali paesi ha vissuto a contatto con gli strati più disagiati della popolazione. Il taglio che il relatore dà alla conversazione è decisamente realistico. Infatti, contro ogni barriera ideologica o mentale, parte da una realtà: l’immigrazione degli stranieri in Italia (come in ogni paese del mondo) non è un fenomeno cui si può dire un No di principio od un Sì acritico e permissivo; è, piuttosto, un fenomeno, in primo luogo umano (cioè di una realtà fatta di persone, in carne, ossa e sentimenti), non di mera forza lavoro, un fenomeno da amministrare con intelligenza, attraverso la cultura della mediazione, evitando la creazione di realtà separate, di ghetti. Tutta la legislazione italiana in materia, in primis, la legge Bossi- Fini, viene vista come foriera di clandestinità e di marginalizzazione, laddove essa piuttosto che favorire l’integrazione del lavoratore straniero nella realtà italiana (laddove la presenza degli stranieri per alcuni lavori è ormai imprescindibile) ne complica l’esistenza in modo burocratico, generando irregolarità costante, salvo poi dover essere costretti a sanatorie indiscriminate. Il quadro che emerge è quello di un fenomeno, antico come il mondo, tutt’oggi di dimensioni bibliche, su cui si possono creare contingenti fortune elettorali, ma riguardo al quale il facile slogan del “cacciamoli tutti” è solo un disattendere il principio di realtà, che comporta maturità e razionalità nella scelta inevitabile della convivenza, anche personale, con culture e realtà diverse, e con la responsabilizzazione di ciascuno, dallo straniero all’italiano. Con un rispetto della legge davvero condiviso, ma di una legge che sia portatrice di nuove possibilità e potenzialità di crescita comune, e non, piuttosto, produttrice di inevitabile irregolarità e/o illegalità.

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Un pensiero su “Stranieri (noi e loro): un vecchio articolo.

  1. conosco bene Gianfranco Cavenago, e ho avuto il piacere di collaborare con lui in diverse iniziative su migranti e costituzione – piccole preziose gocce di fronte a una montante marea di smemoratezza…

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