il tuo giorno

(anche il tuo giorno, in questo finire del maggio,
in questo sfinire, come una rinascita)

di questo tuo piacere
che è vivere appieno
vorremmo consacrare,
con la brace fuori la porta
e l’origano come l’incenso,
con la pesca nel vino
e la bocca che ti chiama di nuovo –
sempre sapendo la tua risposta
felice, che risuona nella nostra casa

alcuni inediti

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recuperi (di recuperi)

La poesia e lo spirito

quartine da “Anime di carne”, inedito

112.
Senza timore dei venti dell’inverno
piantavano giardini in occidente
d’aranci e di limoni nel millennio,
materia di luce tra le mani, come niente.

113.
Con la moneta corrente di un paesaggio
i morti ci ripagano, non vanno,
anzi, ritornano qui altrove nei paraggi,
sul monte dietro il tetto, nel secolo e nell’anno:

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ricchezza

entro nella casa ricca della tua persona
come entro nella campagna ricca del tuo svelto andare
perché so solo entrare nel paesaggio ricco
del tuo sguardo e del tuo occhio pieno

nego che tu qui non sia nel tempo ricco
affermo, anzi consacro, stipulo il persempre
che oltre il tempo vince – le luci sottostanti
alla nostra collina illuminano questi passi

per i quali passiamo persistendo

dediche pasquali

scende il febbraio del corpo sulla tua persona,
un febbraio freddissimo nel sole,
un febbraio di febbre a nuovo gelo,
dell’esclusione improvvisa dall’abbraccio

ma rinasciamo a breve nella tua febbre-vita,
alla fine dell’annuncio non cessiamo, rinasciamo
in un piano indefinibile di quest’occhio d’amore

scherzo

(per L.)
c’è poi magari da sgridare la persona cara
per lo scherzo di quel suo sparire
ma è scherzo serissimo per cui perdonare
non lui o lei sparito-ita in un fulmine
ma gli dèi nascosti irridenti capricciosi,
e sempre, sì, scavarci nell’atavica pietà
finché osi la luce e dare un senso
al tutto che è per sempre, al cerchio
in cui rimasti e andati si permane
sulla stessa barca, per dire,
tra gli stessi indecifrabili marosi