da presso e nei dintorni

(di scritture, letture e realtà)

ricchezza

entro nella casa ricca della tua persona
come entro nella campagna ricca del tuo svelto andare
perché so solo entrare nel paesaggio ricco
del tuo sguardo e del tuo occhio pieno

nego che tu qui non sia nel tempo ricco
affermo, anzi consacro, stipulo il persempre
che oltre il tempo vince – le luci sottostanti
alla nostra collina illuminano questi passi

per i quali passiamo persistendo

non ne parliamo

non ne parliamo, dei mesi,
della massa di rocce che accatasta
sopra le spalle questo tempo
che non ci apparteneva e che ora
ha vinto – la luce
che i corpi promananano
sa un’assenza che è altra
luce di sempre che riscalda,
sa un’assenza, la vince, la consola

mesi

alzo la mano, celebro solenne
il solito vuoto d’aria, così si ottiene
all’alba una minima gerusalemme
amara

dediche pasquali

scende il febbraio del corpo sulla tua persona,
un febbraio freddissimo nel sole,
un febbraio di febbre a nuovo gelo,
dell’esclusione improvvisa dall’abbraccio

ma rinasciamo a breve nella tua febbre-vita,
alla fine dell’annuncio non cessiamo, rinasciamo
in un piano indefinibile di quest’occhio d’amore

scherzo

(per L.)
c’è poi magari da sgridare la persona cara
per lo scherzo di quel suo sparire
ma è scherzo serissimo per cui perdonare
non lui o lei sparito-ita in un fulmine
ma gli dèi nascosti irridenti capricciosi,
e sempre, sì, scavarci nell’atavica pietà
finché osi la luce e dare un senso
al tutto che è per sempre, al cerchio
in cui rimasti e andati si permane
sulla stessa barca, per dire,
tra gli stessi indecifrabili marosi

u viaggiu (il viaggio)

u viaggiu ‘rristau longu,
unni sì e aùnni ièri,
longu e senza fini comu ‘n ciumi,
amparissi smicciannu lumi
dop’a nuttata,
tempu sdirrupannu e sonnu,
addhritta – cimiddhiannu,
cuntannu chiddhu chi s’ha vittu,
mmucciannu i mani o pettu
nto friddu chi scurri
nt’a ‘ll’uri senz’uri –
rispigghianusi nt’a navi,
non parìa veru, u Sthrittu

***

(il viaggio)

il viaggio è rimasto lungo,
dove sei e là, dove eri,
lungo e senza fine come un fiume,
intravedendo luci
come dopo la notte,
scaraventando tempo
e sonno in piedi, ciondolando,
raccontando quel che s’è visto
nascondendo le mani in tasca
nel freddo che corre
nelle ore senza ore –
svegliandosi sul traghetto
non sembrava vero, lo Stretto

(dedica al presente)

Il racconto che vuole essere un uomo felice
si sparge con le parole affollate, le parole
abbracciate, nelle case vissute e nella piazza della luce
dove non sei morto, ma rivedi
gli amici i tanti fratelli e sorelle, col racconto di te
che cinge di voce in voce, di sguardo in sguardo, un popolo
colmo della tua cura amorosa, intenta.

Fosti da noi, resti da noi nella vigile gioia presente
contento d’avere messo a posto i minimi particolari della gloria,
la vite la finestra e il vento – che minaccia in pieno
ma riporta il sole. Ci siamo, stiamo nel comune
rifugio che il tempo sopravanza – camminiamo
sempre insieme ed insieme parliamo, ridendo, del più e del meno.

***

Per Lillo (Freni), mio cognato (amico e fratello), mancato all’improvviso a 51 anni otto giorni fa a Messina.

favole anacoretiche/4

cropped-casalvecchio-900.jpg(i fuochi) 

abbiamo acceso una corona di fuochi circostanti,

delimitati dal prato raso e in secco, poche le sterpaglie,

forse per un augurale contrasto con la sera

che vede in lontananze muoversi le luci e scomparire

nel moto a inferno delle gallerie – abbiamo disperato

di riapparire, rinascendo a un uso delle mani

consueto, nuotando nell’aria scura della notte

materna, scacciando, poi, nei gomiti la forza

fotografie (inediti)

La poesia e lo spirito

IMG-20140902-WA0006

Ritrovo l’uomo nella foto del documento
creduto perso, che qualcuno nascose,
tra familiari a pane e sacramento
cresciuti. Non mi somiglia nelle pose
l’uomo che vi figura, né il suo tormento
né i suoi leggendari innesti di rose.
Ma saperlo, a volte, vicino e contento
di quel poco che gli sta per sfuggire,
a un morire non troppo consueto,
sostiene ritti se decade la materia delle cose.

Anche nelle foto erano diversi
i cinquantenni come mio padre, comunista
atavico in un tempo indefinito, persi,
ma non vinti, come altri in un ciclo
sempre a vista di natura e storia,
e felici, per poco o tanto
aver tenuto fede alla parola data
nello stesso tempo concesso.

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fotografie

cropped-cropped-cropped-paesaggio-222.jpg

Ritrovo l’uomo nella foto del documento
creduto perso, che qualcuno nascose,
tra familiari a pane e sacramento
cresciuti. Non mi somiglia nelle pose
l’uomo che vi figura, né il suo tormento
né i suoi leggendari innesti di rose.
Ma saperlo, a volte, vicino e contento
di quel poco che gli sta per sfuggire,
a un morire non troppo consueto,
sostiene ritti se decade la materia delle cose.

Anche nelle foto erano diversi
i cinquantenni come mio padre, comunista
atavico in un tempo indefinito, persi,
ma non vinti, come altri in un ciclo
sempre a vista di natura e storia,
e felici, per poco o tanto
aver tenuto fede alla parola data
nello stesso tempo concesso.

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