(restituzioni)

Il fontanone che sbrecciato sgorga
t’ancorò, santo, all’orto scarlattiano –
falso magister sempre ed anarchista
comodamente, con i gatti intorno…

(04 maggio 2007)

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storto

suonavano campane forse a morto
per un recondito non corrisposto amore
ma bene si celava lo sfavore
si nascondeva bene, il legno storto

(se guardi)_

se guardi, tutto il mondo è addolorato,
se guardi, all’alba i volti del prossimo
si fanno assenti e scuri,
fuori dal sonno, intenti, col peso del creato –
coltivano degli orti dietro i muri

(scantu)-

non havi nuddhu vantu,
mathri mia, mathri mia,
e si scancia cantu cu scantu,
a canzuna – e puru llamìa

(trad., libera:
non c’è nessun vanto, / lo giuro su mia madre (oh, cara),/ e si scambiano il canto e lo spavento /nella parola, che sempre implora

Pasquetta_

abbiamo combinato le passioni –
le uova al forno della collura
alla luce che ci piegava, doni –
ricordo una ragazza, fresca, da Cuntura

contrade_

S’eleva calcarea la luce, da un pertugio
Il mare delle vigne alla collina
Aspro di mosto apre, ancora indugio,
Appena sopra il sale, alla marina.

cropped-cropped-albero.jpg

breve e forse comica iscrizione_

Farsi improvviso del silenzio,
in forza di un’astrazione, ma vicina vicina, la detta anima
e, certo certo, ancora prossima agli umori che nel passo
poco fuori della contrada abitata, stradella, carrareccia
s’intrecciano, nulla a che vedere con lo spirito –
del tempo, della storia, per non andare in alto, in alto –
e a modo usuale ci sia posto per l’insperata incarnazione.
Così, senza nominare, senza evocare, scendere
alla dimensione dei muri a secco, con le mani.
Sperare, insieme, in una breve e forse comica
iscrizione nel passo del paesaggio, riapparso in una notte.