AMIRI BARAKA – LEROI JONES

(da “Alias – il Manifesto” del 21 gennaio 2012)

Oggi le parole della poesia hanno bisogno di essere declamate, cantate, amplificate, hanno bisogno di riprendersi tutta la loro sacralità. E anche nello scrivere dobbiamo essere coscienti che quando si scrive poesia, si scrive musica. Ci sono i registri, le scale, le tonalità possibili, le sillabe che richiamano certe intonazioni, parole che di per sé hanno socialmente un loro suono (AMIRI BARAKA – LEROI JONES)

distici (da “La furia refurtiva”, inedita)

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(di ENRICO DE LEA)

I. (ego)
Ego, dirùto dimezzato sordo,
sto nello scuro – scuro scuro! – e mordo.

II. (chi sogna)
Chi sogna l’insubordine è perduto –
il capitale a schermo, il corpo muto.

V. (falsi riflessi)
Provo a fissarla, dall’alba ad ora tarda:
l’immagine – che guardo – non mi guarda!

IX. (gnostica)
D’altronde, inferno – unico e secondo –
inferno che s’inferna, resta il mondo.

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Nel soffio della città

Originally posted on La poesia e lo spirito:

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Ricomincio a proporre/postare, con una prosa già apparsa altrove in rete (lostretto.wordpress.com), alcune mie sequenze narrative.

Nel soffio della città

La città mi ha insegnato infinite paure /  una folla una strada mi han fatto tremare / un pensiero talvolta – spiato su un viso”.  Citare Pavese, come facevo un tempo,  credo fosse assolutamente improprio,  circa la mia esperienza della città, di una città in particolare. Eppure ci fu un tempo in cui credevo che quei versi rispecchiassero gli anni del mio arrivo.

L’avevo immaginata, dall’alto del Bastione del santo anacoreta (la piazza principale del paese dell’infanzia), come lo specchio luminoso dello Stretto, una Cariddi pacificata e quieta, illuminata da una vivacità gaudente e gentile. In effetti la città, la sua gente, tutto appariva confermare quella mia aspettativa;  eppure, i versi di Pavese imponevano un lato d’ombra alla luce in cui vivevamo,  o ne sorgevano irrimediabilmente; o, ancora…

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Alessandra Bernardis – tre poesie

belaberni

Scorciatoia

Prima, giuro, ho sentito il vento.
El borìn suga tuta la casa,
lo diceva lei ogni volta. Ma a me
lo stesso il vento un po’ non piace
perchè mi spettina e mi agita
le mani. Ma poi qui non si è visto.

Spesso nell’ovatta del pomeriggio
io tramonto assieme al mondo. Quasi
nessuno viene dalle mie parti,
perchè non è di passaggio verso
nessun posto e non sa che sia una
scorciatoia nel mezzo dei campi.

*

Verità nuda

Domanda-pericolo della notte:
sulla verità nuda dell’erba già
spezzata a fango nello scolo.
Io rimango in volo e poi stringo
sopra alla paura che mi fai, su
alberghi squallidi senza amori,
arene di sabbia per i mali giochi,
irti fuochi e domatori di rabbia.
Viene per te il mio fulvo baleno,
pieno di respiri il fondo bosco
e poi tu mi catturi con le mani.

*

Dormo cento anni

Nelle ore del silenzio, rinunzio
Alla menzogna azzurro cielo,
Principe di Carnevale, mi avrai
Svegliato. Col bicchiere in mano
Avanzo tra la folla dei felici ed io
Mi spoglio, io voglio ciò che non
Posso. E dormo cento anni, qui
Attorno imperano i rovi, intrigo
Del nascosto bosco, non conosco
Piú niente, nessun passato. Io
Rimando tutto al domani, asciugo
L’alcool versato e punto la sveglia.

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Alessandra Bernardis è nata a Trieste nel 1966 da padre istriano e madre croata. Vive a San Zanut, un paesino di campagna in provincia di Gorizia, lavora come educatrice. Le piacciono mare, montagne, giardino, orto, sassi, teatro d’opera, pittura, scrittura, libri, animali ed anche alcuni umani, tra i quali suo figlio.
Espone i propri lavori pittorici dal 1995.
Nel 2011 realizza un evento multimediale di pittura, video e poesia con Luca Geroni e Daniela Bressanutti a San Pier d’Isonzo, Gorizia.
Del 2014 è invece l’intervento video poetico realizzato nella cornice delle mostre dell’artista Giorgio Valvassori (Raumgestalung a Gorizia e Antinomika a Nova Gorica, Slovenia) con Luca Geroni e la partecipazione di Andrej Medved.
Alla fine del 2014 esce l’edizione 2015 della rivista Bisiacaria, a cura dell’Associazione Culturale Bisiaca, con alcuni suoi lavori pittorici come illustrazioni e un testo critico-biografico sulla sua attività artistica scritto da Luca Geroni.