Un testo di Bartolo Cattafi (L’aria secca del fuoco, Mandadori, 1972), dedicato a Giovanni Raboni.
***
Bell’uomo barbuto
miope mite
poeta regolato da flessibili
fili fantasiosi
d’invisibile acciaio
e fanno tutti capo
alla sua mano destra
mi diede amicizia e lumi
m’insegnò che lottando nell’arena
sono quattro i punti cardinali
e cardinale è ogni punto intermedio
m’insegnò che muovendo un solo dito
si scende fìno al collo in ciò che bolle
m’insegnò la pazienza del conteggio
le bianche tacche nella bruna scorza
di lunghissime verghe l’analisi e il novero dei tropici
le ortiche le bucce le polpe le papaye
tastate al buio
portate spalancate ad una forte
sorgente luminosa
le loro fibre guardate controluce.
A lui
di me più giovane e più saggio
dico grazie
ora che esco dal raggio
dei suoi deboli occhi
per entrare nel più vasto campo
battuto a foglia a foglia
dalla sua forte vista.
GIOVANNI (di Bartolo Cattafi)
gennaio 22, 2012 di enrico de lea