Inserito da: enrico de lea | Settembre 13, 2009

Frottola del cainita

Ripubblico un testo uscito su LPELS.***

Se intravedo la luna ed il castello,
ricordo pure il luogo del coltello.

Lo gettai tra roccia e spino, senza cura:
dopo il sangue e il suo grido c’è premura

di cancellare ogni traccia di ferita
e girare un nuovo foglio della vita.

E’ un libro chiuso la casa nella piazza:
del mio nemico cancellai la razza.

Ora, a chi passa innanzi, tutto tace
su quella sera da bestia rapace.

Più non ricordo per cosa alzai la mano
e la premetti con la lama da lontano

sul padre, sulla madre e sulla figlia,
purgando il borgo da quella famiglia.

Ora ritorno, con l’accento straniero,
e ritrovo il paese vuoto e nero:

se ne parlò, nel bar, di quel delitto -
ora è silenzio, anzi, il locale è sfitto.


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