Ripubblico un testo uscito su LPELS.***
Se intravedo la luna ed il castello,
ricordo pure il luogo del coltello.
Lo gettai tra roccia e spino, senza cura:
dopo il sangue e il suo grido c’è premura
di cancellare ogni traccia di ferita
e girare un nuovo foglio della vita.
E’ un libro chiuso la casa nella piazza:
del mio nemico cancellai la razza.
Ora, a chi passa innanzi, tutto tace
su quella sera da bestia rapace.
Più non ricordo per cosa alzai la mano
e la premetti con la lama da lontano
sul padre, sulla madre e sulla figlia,
purgando il borgo da quella famiglia.
Ora ritorno, con l’accento straniero,
e ritrovo il paese vuoto e nero:
se ne parlò, nel bar, di quel delitto -
ora è silenzio, anzi, il locale è sfitto.