Sanguinava d’amore nel torrente
asciutto, correndo appresso al cane -
rinviene sempre, in gloria del presente,
le ginocchia ferite, rovina sul pietrame.
Nel chiaro che infuriava, un’ombra assente,
pure nel sole, dietro i lini e le persiane -
quale cane rincorra oscuramente
da un assolato d’epoche lontane,
eterno dubbio, non certo è il cane dei parenti,
forse è l’animale di un rapace ammodo,
il piano ragionato dei violenti,
il legale disbrigo d’ogni nodo.
Talora l’aria richiama quel latrare:
oltre il verde morente, apriva al mare.