Disinvoltura ormai mostrano i morti,
nel sonno unica traccia è quella voce
che appena ieri di consigli accorti
mi foderava, in un legno di noce
tratto da luoghi alti, dove sorti
d’oblio ingoio, al sole che mi cuoce.
Da sempre fuori si sfiorano vicende
all’insaputa dell’occhio di chi attende.
(ottava quinta – i termini)
Tra tirannide piena, edulcorata,
e passione dei volti, ingenerosa:
ecco i due termini della spianata
delle macerie, in cui cresce furiosa
siepe di spine od anima stentata,
col deserto di sempre, aria corrosa.
Fuori la storia e il privato momento,
contando i corpi, senza avvertimento.
***
coi corpi al cimitero sul paesaggio,
niente salvezza, esseri sfiniti,
dalle beghe di ieri, a quelle d’oggi.
Gli occhi qui vagavano smarriti
della prossima fine del coraggio:
poi, accompagnarli tutti, ad uno ad uno -
vinse un paesaggio sull’ansia di ciascuno.
al largo del cortile ch’è allagato
le terre hanno altre terre da vedere
mentre i mari sorreggono il creato
nelle placente massime, severe
con l’atomo o l’atollo che mi è dato:
inizia senza avviso, d’insistenza,
arbitrio oscuro, pioggia di un’assenza.
***
(ottava della presenza)
Forse che il pensiero dell’assente,
ossimoro sfibrante di parole,
richiama alla passione pienamente,
oltre le siepi la predica del sole:
in cima al muro la valle del torrente,
nativo e soprastante memoriale
ha pause sempre vive ad ogni estate -
anime nei corpi, donne ricordate.