(Premessa: il Vate, il Retore, il Comandante del Carnaro a parecchi di noi è apparso sempre ostico ed indigesto,… epppure, eppure leggete questi versi…)
Qui giacciono i miei cani
gli inutili miei cani,
stupidi ed impudichi,
novi sempre et antichi,
fedeli et infedeli
all’Ozio lor signore,
non a me uom da nulla.
Rosicchiano sotterra nel buio senza fine,
rodon gli ossi i lor ossi,
non cessano di rodere i lor ossi
vuotati di medulla
ed io potrei farne
la fistola di Pan,
come di sette canne
i’ potrei senza cera e senza lino
farne il flauto di Pan,
se Pan è il tutto e
se la morte è il tutto.
Ogni uomo nella culla
succia e sbava il suo dito:
ogni uomo seppellito
è il cane del suo nulla.
nonostante il lirismo sempre alto dei suoi versi
qualcosa in questa sua riesce a toccare
anche le corde basse del sentire…
in quel rodere dei cani, sotterraneo
c’è tutta la solitudine umana
ciao Enrico
Da: Carla su Giugno 20, 2009
alle 1:45 pm