
Dentro, nel corpo di, nel calco di
calcaree divinità sostantive,
degne del lampo della sparizione,
si decide ora un vento,
la sua seta d’ascesa
da un arco di tribona vicolare.
Questo, quell’altro, sopravvissuto,
monte dei dolori, il postumo
suo ciottolo si slega – era scalone -
all’aria prospettiva.
Dall’idea delle mappe qui si compie
la ventura inclinata dei muri
nella dimenticanza delle luci,
un’onda di diniego dai terrazzi,
specchi in frantumi tra fontane erose.
nei tuoi versi regna sempre un silenzio arcaico…
è come immergersi nell’antichità delle mura e della terra
ascoltandone gli echi…
un vento nuovo che ti fa rabbrividire…
Ciao Enrico
Da: Carla su Maggio 15, 2009
alle 6:04 am
ciao, Carla
ti ringrazio
Da: enrico su Maggio 16, 2009
alle 11:32 am