I fatalisti mangiavano uva,
con acido nel ventre, fermentava
lo zucchero; e fantasie di sé,
presunzioni scandite mese a mese,
quanto vaste e profonde le visioni
terrifiche di tutto un mondo oscuro.
Maledicenti e duri all’osteria.
La malattia dei bachi flagellante
che faceva morire i filugelli
come bambini in culla, la più e meno
miseria della morte che bendata
spaccava a bastonate il gran paiolo.
Ira e bestemmia, ancora dietro all’uva
a infoltire i peccati capitali;
superstiziosi al sommo ed ubriaconi,
creduli a streghe e maghi e scostumati,
ladri e bravi a schivare la giustizia.
Carabinieri arcigni la lor parte,
gli sbirri con i denti come i cani,
sfollavano a percosse e dimostravano
l’autorità nei miseri paesi.
Ma l’astio ribolliva malcelato
verso i signori: a Busto, a Gallarate,
nelle malarie di Seveso e Olona,
scoppiavano i tumulti, nel ‘60
e nell”85-’86
e nel 1889.
E poi girava secolo, si entrava
nell’esplosivo 1900;
ed ancora tumulti, e poi la resa.
* Propongo questo testo, di una delle voci più limpide della poesia contemporanea, di cui è palese il valore etico, civile, nel rappresentare (nel cantare del)la grandezza nella sconfitta di un mondo (e.d.l.)
piuttosto efficace direi
(non la conosco affatto)
Da: md su Febbraio 19, 2009
alle 5:49 pm
è una delle più brave poetesse di oggi (opera a Milano, con reading etc. – è unO dei nomi di “LAPOESIAELOSPIRITO”)
in poesia attualmente le migliori sono le donne
Da: enrico de lea su Febbraio 21, 2009
alle 3:59 pm
Ciao! Vedo solo ora. Molte grazie e arrivederci a Busto Garolfo.
Da: lambertibocconi su Marzo 24, 2009
alle 10:18 am