Inserito da: enrico de lea | Gennaio 10, 2008

Il bel verbale (di Sebastiano Addamo)

Verrà (non ti curare) con nitido
rigore di geometria verrà il tempo
docile dell’inventario, ragioniere
asfittico e torvo per l’azienda
da portare avanti secondo le esatte
leggi del mercato computando costi
e ricavi, perdite e profitti, e bisogna
- anzitutto bisogna – riordinare
il giro, eliminare le cosiddette spese
improduttive, pervenire al pareggio
(meglio d’ogni cosa un paio di buoi
macellati freschi e vendere tutto:
lombi, muscoli, sangue e acqua,
la pelle, fegato e budella,
triturare perfino le ossa e farne
concime – vita che dà altra vita – )
e dietro la vitrea esangue angoscia
(in tal nome filosofi eunuchi celano
l’inutile ricerca d’identità) che ti
coglie alla nuca, ma con l’uso di un
poco di ragione – secondo l’accurata
saggezza d’Epicuro – pure per te
arriverà di netto il plusvalore

finalmente perentoriamente
trionfante mostrerai a sconcertati
dèi il tuo bel verbale omologato.

1976

Su Sebastiano Addamo (1925-2000), importante poeta, prosatore e saggista siciliano, in rete è attivo un sito molto ricco di materiale, perciò assai prezioso, tenuto conto che la maggior parte delle sue opere è attualmente fuori catalogo.


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