Siano spoliazioni da ramaglie arse, da cui sia giunto
nunzio, osservante et mirato. Lo sguardo
che domina l’insano, dal manto
all’austera casa dell’interrogante. Al nero, all’abisso
dell’estinzione in un arco senza tremore.
P.S. Questi versi sono stati scritti in agosto, dopo aver visitato Palazzo Corvaja a Taormina, dove era esposta “L’Annunciata” di Antonello da Messina. Dal 04.10.2007 tale dipinto è in mostra al Museo Diocesano di Milano.
*testo apparso ne “lapoesiaelospirito.wordpress.com”
me la ricordo questa tua, su lpels, già allora mi aveva colpito per la sua intensa aura spirituale
che solo l’osservanza di certe opere sprigiona…
Da: Carla su Novembre 20, 2008
alle 7:43 am
sì in effetti è un’opera che avvolge, come un manto di materna impassibilità – e ciò turba come ogni passione compressa, contenuta
Da: enrico de lea su Novembre 20, 2008
alle 11:12 am
se l’arte arriva a turbarci così,
ad innalzarci così…
forse allora serve a qualcosa!
(p.s., conosci i Kunsertu, Enrico?)
Da: Carla su Novembre 22, 2008
alle 10:46 am
pensa che tanti anni fa ebbi modo di assistere ai primi concerti (a Messina) di questo gruppo, di cui facevano parter alcuni amici/conoscenti -poi li ho persi di vista , seguendo un po’ meno il panorama musicale
Da: enrico de lea su Novembre 22, 2008
alle 3:39 pm