testi apparsi il 21 ottobre 2007 sul sito collettivo “lapoesiaelospirito.wordpress.com”
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Ammannendo i ricami
fatali, trappole per via
all’infera (immobile, ma desta).
Netta nell’iride
la scolpita
costanza, il teatro
forsennato suo d’amore, persona.
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Il frutto lasso della dama,
dedalo del mugghiare,
raspa col corno
un talamo di pietra.
Torto alla traccia, all’arte
del solstizio, scopre
nel pugno
la chiave rugginosa.
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Sfrigolio della passione ustoria,
si scherma dallo specchio, copre
ogni acqua – è serpe di Laconia,
magistero del taglio nell’icona.
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Non sospettava
una ratio scenica alla merce
del banco donnesco,
prospero per
dominio d’oblio.
Per trascuranza
d’odio ne inumava
l’ostessa angelo magàra
rediviva – oh,
fioritura dei vasi levantini.
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Con lo scatto caprino del nervo
esordisce, anima calcinata
ed osso, corpo
in memoria o in nuce,
serba la visione e luce
revoca, fornace dall’antro
collinare, da un vacuo
pensiero del calcare.
Sia, infine, materia la materia
amata.
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Astuzia della pietra effimera,
l’amore mortale leviga, vellica, scarnifica.
Nega un saluto, tace ed acuisce
il passo, al tacco osceno.
Si narra del silenzio
estraneo e d’altra vita.