Inserito da: enrico de lea | Luglio 6, 2009

“Ruderi del Tauro”, il mio libro

frontespizio Ruderi del Tauro

E’ appena uscito il mio libro di versi, “Ruderi del Tauro” (Editrice L’Arcolaio, 2009).

Inserito da: enrico de lea | Giugno 30, 2009

Sonetto (con cane immaginario e vero)

Sanguinava d’amore nel torrente 

asciutto, correndo appresso al cane -

rinviene sempre, in gloria del presente,

le ginocchia ferite, rovina sul pietrame.

Nel chiaro che infuriava, un’ombra assente,

pure nel sole, dietro i lini e le persiane -

quale cane rincorra oscuramente

da un assolato d’epoche lontane,

eterno dubbio, non certo è il cane dei parenti,

forse è l’animale di un rapace ammodo,

il piano ragionato dei violenti,

il legale disbrigo d’ogni nodo.

Talora l’aria richiama quel latrare:

oltre il verde  morente, apriva al mare.

Inserito da: enrico de lea | Giugno 26, 2009

Altre ottave, rivedute e corrette

(ottava quarta – inclemenza)

Disinvoltura ormai mostrano i morti,
nel sonno unica traccia è quella voce
che appena ieri di consigli accorti
mi foderava, in un legno di noce
tratto da luoghi alti, dove sorti
d’oblio ingoio, al sole che mi cuoce.
Da sempre fuori si sfiorano vicende
all’insaputa dell’occhio di chi attende.

***

(ottava quinta – i termini)

Tra tirannide piena, edulcorata,
e passione dei volti, ingenerosa:
ecco i due termini della spianata
delle macerie, in cui cresce furiosa
siepe di spine od anima stentata,
col deserto di sempre, aria corrosa.
Fuori la storia e il privato momento,
contando i corpi, senza avvertimento.

***

(ottava dal cimitero di Ciappazzi)
Anime pregne, torsi seppelliti
coi corpi al cimitero sul paesaggio,
niente salvezza, esseri sfiniti,
dalle beghe di ieri, a quelle d’oggi.
Gli occhi qui vagavano smarriti
della prossima fine del coraggio:
poi, accompagnarli tutti, ad uno ad uno -
vinse un paesaggio sull’ansia di ciascuno.
***
(ottava notturna ed al limite del mondo)
Non è visione se stanotte piove,
al largo del cortile ch’è allagato
le terre hanno altre terre da vedere
mentre i mari sorreggono il creato
nelle placente massime, severe
con l’atomo o l’atollo che mi è dato:
inizia senza avviso, d’insistenza,
arbitrio oscuro, pioggia di un’assenza.

***

(ottava della presenza)

Forse che il pensiero dell’assente,
ossimoro sfibrante di parole,
richiama alla passione pienamente,
oltre le siepi la predica del sole:
in cima al muro la valle del torrente,
nativo e soprastante memoriale
ha pause sempre vive ad ogni estate -
anime nei corpi, donne ricordate.

Inserito da: enrico de lea | Giugno 16, 2009

l’ultima poesia di Gabriele D’Annunzio

(Premessa: il Vate, il Retore, il Comandante del Carnaro a parecchi di noi è apparso sempre ostico ed indigesto,… epppure, eppure leggete questi versi…)

Qui giacciono i miei cani
gli inutili miei cani,
stupidi ed impudichi,
novi sempre et antichi,
fedeli et infedeli
all’Ozio lor signore,
non a me uom da nulla.
Rosicchiano sotterra nel buio senza fine,
rodon gli ossi i lor ossi,
non cessano di rodere i lor ossi
vuotati di medulla
ed io potrei farne
la fistola di Pan,
come di sette canne
i’ potrei senza cera e senza lino
farne il flauto di Pan,
se Pan è il tutto e
se la morte è il tutto.
Ogni uomo nella culla
succia e sbava il suo dito:
ogni uomo seppellito
è il cane del suo nulla.

Inserito da: enrico de lea | Giugno 13, 2009

altre ottave

(ottava quarta – inclemenza)

Disinvoltura ormai mostrano i morti,
nel sonno unica traccia è quella voce
che appena ieri di consigli accorti
mi foderava, in un legno di noce
tratto da luoghi alti, dove sorti
d’oblio ingoio, al sole che mi cuoce.
Da sempre fuori si sfiorano vicende
all’insaputa dell’occhio di chi attende.

(ottava quinta – i termini)

Tra tirannide piena, edulcorata,
e passione dei volti, ingenerosa:
ecco i due termini della spianata
delle macerie, in cui cresce furiosa
siepe di spine od anima stentata,
col deserto di sempre, aria corrosa.
Fuori la storia e il privato momento,
contando i corpi, senza avvertimento.

Inserito da: enrico de lea | Maggio 23, 2009

refusi delle prime luci e tre ottave civili e private

(refusi delle prime luci)
Si decide a notte fonda,
prima di un’alba,
la gioia ripetuta dei vecchi.
Sentieri o acciottolati delle epoche
ascoltate come un cunto.
Verso l’alto, per un rifugio
con percezioni d’altro.
Verso una piena visione
dell’alfa materna, l’indizio-inizio
che al tauro riconduce.
A un niente d’erba
cui s’aggrappa e arrocca,
a una stasi del tempo di vergogna.
***
(tentativo di un’ottava)
Ai miei cancelli ringhiano quei cani
che ieri dominavano nei vicoli -
sono per sempre i cani del domani,
sangue che mi disperse in mille rivoli.
Li respinsi – a mia difesa ora ho forse mani
forti da brancolare contro, anzi che annuvoli
su questa ignota terra, nel dominio residuo
di frenetica resa, dell’illuso individuo?
***
(sec0nda tentata ottava)
L’”eu” dell’angelo, il “tau” della passione
hanno deciso principio e soccombenza,
infatti declinammo ogni occasione
nel meridione al tempo d’innocenza.
Ascoltiamo, c’è struscio d’ossessione
nel tempo assuefatto a quieta assenza.
Dei segni cancellati resta il vanto
d’essersi prodigati, senza schianto.
***
(etiche)
Pensa, le case che abitammo nell’assenza
che dentro vi s’impianta, dove i padri
non sono, ma in passato furono un’essenza
di verità scolpita e raccontata; qui, che ladri
nacquero tra noi, e fu esperienza
d’ombre senza figure, di grigi quadri
resi ai mercati a prezzi cravattari,
da trafuganti loschi, dritti re di denari.
Inserito da: enrico de lea | Maggio 2, 2009

(prospettiva dell’ascesa)

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Dentro, nel corpo di, nel calco di
calcaree divinità sostantive,
degne del lampo della sparizione,
si decide ora un vento,
la sua seta d’ascesa
da un arco di tribona vicolare.
Questo, quell’altro, sopravvissuto,
monte dei dolori, il postumo
suo ciottolo si slega – era scalone -
all’aria prospettiva.
Dall’idea delle mappe qui si compie
la ventura inclinata dei muri
nella dimenticanza delle luci,
un’onda di diniego dai terrazzi,
specchi in frantumi tra fontane erose.

Inserito da: enrico de lea | Aprile 10, 2009

(improvvisi dei morti, degli amati)

Conteggiamo i congedi
in rassegnata furia
in ostinata vestizione
in una persistente ragione
di muschio, alga di fiume,
perseverante lichene sulla tegola,
come orazione dell’ammutolito,
nascere o cessare l’infinito ciclo
nel medesimo fiato che disfece,
nel moto d’impazienza
dell’occhio che registra
il passato come un nulla che è stato.

Al dunque nero del mondo
cui s’impreca, con la pena
mai infera, ma in esso ben assisa
e, pure, solo nell’assenza da esso,
si ritorna alle madri, a quel tacere
cui si cela, alle ripetizioni
da scoperta o illusione, salvi
ad un resurrexit poco dopo le fonti,
destinate dalla speranza
al suo indecifrabile contrario: ci permane
accarezzata da soffi di parole
ogni fronte divenuta marmo, irresistibile
alla calce, alla cenere, alla polvere
d’una mano d’esordio che sospenda
il silenzio nella definizione
dell’acqua sorgiva, dell’alphaomega
che sia flusso eterno.

Inserito da: enrico de lea | Aprile 8, 2009

Crisi e lavoro oggi

“La crisi e il lavoro, I diritti negati, Le identità perdute, Una vita precaria”

Serata pubblica con:
Moni Ovadia-Regista e attore
Mario Agostinelli-Cons. Reg. Unaltralombardia
Andrea Bordone-Avvocato del lavoro
Jacques Amani-Mediatore culturale della CGIL

martedì 14 aprile 2009 ore 21.00
Palazzo Leone da Perego
Via Gilardelli, 10
Legnano (MI)

Inserito da: enrico de lea | Marzo 24, 2009

Busto Garolfo: poesia & musica

Busto Garolfo, giovedì 26 marzo ore 21.00
Sala consiliare (presso la villa comunale, di fronte alla Biblioteca)

Reading musicale di “Doctor Blue and The Healers”, dedicato
alla prima raccolta poetica di Roberta Borsani, “Il rosaio d’inverno”
(Fara Editore 2009).
Il titolo dello spettacolo è “Anima celtica”, in pratica un viaggio musicale dal folk irlandese al blues.
Insieme all’autrice, saranno presenti sul palco
Valter Binaghi e Isabella Fusè (voci)
Alberto Della Vedova (tastiere e basso elettrico)
Clay gatti (armonica e sax)
Dimitri de Franciscis (chitarra e basso elettrico).

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